Musica e Clima

Dance Hall at Louse Point coverChi mi conosce o ha “sfogliato” queste pagine sa che ho una leggera predilezione per tutto ciò che PJ Harvey produce, che sia un nuovo album o “La Cavalla Storna” a rutti, poco importa. Ma chi mi conosce sa anche che le mie passioni sono talvolta evanescenti e spesso mi ritrovo ad ascoltare e promuovere con entusiasmo album di cui a distanza di qualche mese non ricordo l’autore.

Ma tra me e l’opera omnia della PJ di cui sopra è vero amore e oggi ho trovato, dopo anni, la giusta collocazione climatica per Dance Hall at Louse Point, album del 1996 che la nostra eroa ha partorito in combutta con John Parish.

Scendi dal treno nella bassa lodigiana, ti imbacucchi per affrontare il freddo che quel cielo così limpido e quegli alberi così spogli e neri ti stanno promettendo da quando hai osato gettare lo sguardo fuori dal finestrino. Auricolari e bavero alzato, testa bassa e Rope Bridge Crossing: la promessa che ci piace sempre fare ma che non manteniamo mai, che sia in sogno o nel quotidiano. Ci sarò al di là di tutto, dico e dici. Quella voce, quella voce è il graffio violento con cui il sogno si scioglie lasciandoci scoperti e soprattutto svegli. E cosa c’è di più adeguato al contesto di City of No Sun, quando tutto quello che hai è chiuso nelle poche ore di luce di una regione ormai continentale in cui il sole si dà per vinto già alle cinque e nasconde la sua vergogna dietro cortine di nuvole spesse? Questo gelo tradotto in parole trattenute si scioglie nella traccia più espressiva dell’album, That Was My Veil. Un dolore caldo e fermo, una linea tracciata nel casino postbellico che segna la caduta dal fascino del segreto alla volgarità della menzogna.

Nessuna sostanza stupefacente è stata maltrattata per scrivere questo post.

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Il Cibo è Amore

Insalata di ceciQuesta frase mi è stata detta qualche giorno fa.

Per un sacco di tempo ho cercato di coprire la mia inettitudine in cucina con la frase “mangio solo per sopravvivere”. In realtà ci sono ancora tante cose stupide che dico per coprire la mia inettitudine/inadeguatezza/pigrizia, prima o poi mi libererò anche di quelle (una cosa per volta, eccheccazz).

Non condivo l’insalata. Il mio amico Francesco era solito dirmi “Non faresti prima a mangiarti l’erba?”. E il mio amico Buffer era solito dirmi “Per forza poi fai le scintille quando *vabbè interrompiamo qui*”.

Oggi mi diletto in cucina, mi piace questa cosa che ti metti lì, raduni gli ingredienti, segui le istruzioni e poi ci fai qualcosa che funziona. Vorrei poter dire lo stesso del mio lavoro, dei miei progetti, delle mie relazioni personali (una cosa per volta, ho detto). È diventato un po’ un modo per prendermi cura di me stessa e ogni volta che spolvero un po’ di pepe sull’insalata sento di tagliare un piccolo traguardo.

Ah già, perché ora non mangio più erba e non ho bisogno dell’Activia ; )

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Santa Lucia

Icona di Santa LuciaVengo da un posto in cui Santa Lucia non viene festeggiata come altrove, il 13 dicembre viene al massimo indicato come il giorno più breve dell’anno (e anche sulla veridicità di questo dato ho i miei dubbi) e l’iconografia della santa in questione mi ha reso difficile il sonno per un po’ di notti durante l’infanzia (Santa Lucia – occhi – piattino). A questa festa però sono legati due ricordi abbastanza carini o perlomeno importanti da essere menzionati.

Il 13 dicembre del 2003 mi trovavo a Barcellona. La mia amica Sara era lì in Erasmus e con lei ho passato un weekend memorabile (parole a caso: Oveja Negra, Museo Picasso, festa Heineken con gadget vari ed eventuali, colazione costosa nella città deserta alle 9 di mattina, il cappotto di Antonella, due gonne da H&M nel barri gotic, le oche in Cattedrale).
Si avvicinava il Natale e quasi tutti gli occupanti della casa in cui Sara viveva (9 italiani e 1 belga) sarebbero tornati a casa per le feste. L’unica occasione per festeggiare tutti insieme era, appunto, Santa Lucia, ricorrenza onoratissima nelle regioni di provenienza di alcuni dei ragazzi. L’organizzazione della serata prevedeva l’acquisto da parte di ognuno di un piccolo pensierino da dare a uno degli altri, il cui nome, estratto a sorte la settimana prima, doveva essere mantenuto segreto fino al momento dello scambio.
Ogni festa che si rispetti deve fare i conti con un intruso e quell’anno c’ero io a turbare l’equilibrio del complicato algoritmo: ho da subito trovato molto carina e curiosa l’usanza, ho desiderato essere nata in Trentino sotto 2 metri di neve, ho desiderato partire in Erasmus e avere 9 coinquilini (poi sono partita in Erasmus 3 anni dopo e 3 coinquiline bastavano e avanzavano), ho sentito il cuore traboccare di buoni sentimenti ma allo stesso tempo mi sono sentita una spettatrice a disagio (e a questo punto mi vengono in mente le vetrine delle pasticcerie francesi, Dio solo sa perché).
L’albero addobbato stava in corridoio, al momento dello scambio eravamo tutti giù per terra ed è stato carino e incasinato vedere le facce sorprese dei destinatari che scoprivano i mittenti e, soprattutto, che scoprivano cosa i mittenti avevano giudicato opportuno comprare per loro (o, in alternativa, quanto i mittenti fossero pessimi sceglitori di regali o pessimi conoscitori di persone).
In tutto questo bordello c’ero io che non sapevo dove stare, cosa dire e cosa fare. Ma Sara è Sara e io sono una malfidata: alla fine c’era un pensierino pure per me, lei e Antonella mi avevano comprato una specie di Ferrero Rocher gigantesco e caloricissimo dalla pasticceria all’angolo, avvolto nella stagnola brillante, buono da morire e, come tutte le cose buone che mi capitano fra le mani, effimero, caduco, fugace, non gli ho dato manco il 3 insomma (si sta come un dolcetto nelle mani della Raffi). Grazie Sara, grazie Antonella (questo è l’adipe che ringrazia).

Il 13 dicembre di ogni anno, durante il telegiornale dell’una, mia madre seduta accanto al fuoco si è data una pacca sulla coscia dicendo “oggi è Santa Lucia, faimmì ‘zzerriai a Lucia”. Pochi passi dal camino al telefono (escursione termica di 10°C) e collegamento con Monserrato (CA) dove mia zia (Lucia, appunto), che aveva già finito di mangiare da due ore, stava guardando la TV.
“Vieni a fare gli auguri a zia” mi diceva mia madre quando ancora vivevo con lei. Sbuffando affrontavo lo sbalzo termico di cui sopra e mi arrovellavo sul concetto di onomastico, questa ricorrenza importante a tratti, importante per Lucia, importante per Marco, importante per Antonio, importante per Stefano. Mai una volta che si legga/senta “auguri a tutti i Venceslao, oggi è S. Venceslao”. Ero una giovinetta stronza e pigra, oggi sono sempre stronza e pigra e sono persino meno giovinetta.
Alla fine mi divertivo al telefono con mia zia, le chiedevo sempre le stesse cose, “a che ora ti sei svegliata?”, “hai preparato il minestrone alle 6???”, “e alla fine avete mangiato il pollo? E il minestrone?”. Le domande sempre le stesse, le risposte più o meno. Anche quando non era più vero che cucinava, anche quando non era vero che a pranzo c’era il pollo e anche quando non era vero che la sorella più grande l’aveva rapita per portarla al “ricovero” ma lei era riuscita a scappare e a tornare a casa anche se non camminava già più da anni.
Non so se quest’anno mia madre si è data la pacca sulla coscia, non so se istintivamente si è alzata per andare verso il telefono. La camomilla bevuta a fatica a dicembre, il corpo di marmo bianco, gli occhi chiusi, la poltrona vuota a marzo. Spero di no, spero si sia dimenticata.

Weekend Lungo e Malaticcio

redirect da heela.splinder.com

Sant’Ambrogio e l’Immacolata sono sempre un grande regalo per chi, come la sottoscritta, orbita attorno a Milano per lavoro. Quest’anno è stato particolarmente “buono” e mi ritrovo a casa per ben 5 giorni. Non tutto però può andare nel verso giusto e userò questi giorni per riprendermi da un attacco di influenza.

In qualche modo dovrò ingannare il tempo, per questo mi sono dedicata all’import del mio vecchio blog Splinder (http://heela.splinder.com) su piattaforma WordPress. Per farlo ho seguito i preziosi consigli di aioros.net (http://www.aioros.net/splinder-importer-2010) usando il plugin Splinder File Importer.
In breve:

    • ho installato wordpress in locale con Instant WordPress;
    • ho installato e attivato il plugin Splinder File Importer;
    • sono entrata su Splinder con username e password;
    • dalla sezione Blog > Configura > Esporta blog e attiva redirect ho cliccato su Esporta e copiato l’indirizzo del file XML creato;
    • nell’installazione locale di WordPress (Tools > Import) ho selezionato l’Importer di Splinder e nel campo url ho inserito l’indirizzo del file XML copiato in precedenza.

Ho pensato per un po’ a cosa fare di tutte queste parole scritte in 9 anni di cazzeggio sul web.
Le includerò in una qualche sezione blog di un mio sito personale che avrò voglia di creare Dio solo sa quando?
Me le terrò così in locale e ogni tanto le guarderò ma poi me ne dimenticherò e allora cosa le ho scaricate a fare?
Ho quindi deciso di aprire uno spazio free su wordpress e tenere lì queste mie elucubrazioni. Forse il cambio d’aria aiuterà l’ispirazione.

Dall’installazione locale (Tools > Esporta) ho generato il file XML che poi ho passato alla sezione Import del WordPress online (magari esiste un modo più smart, eh)

Qui ci troviamo, new home sweet home.

:*

Ho fatto un viaggio nel peggio, ma ora sono di ritorno.
Certo ci sarà ancora tanto da lavorare, ma la cosa importante è riuscire a sentire.

Torni a un abbraccio che ti dice "casa", abbandoni le borse per terra e ti stringi lì dentro.

Non c'è modo migliore per dire e per sentirsi dire "bentornata".

Avevo costruito un nido, ma ci ho lasciato entrare l'inverno.
E il vento fa razzia di ogni provvista, di ogni briciola di tepore.

Cose da non fare quando si è testimoni di nozze

* tergiversare sull'acquisto del vestito
* finire per acquistare il primo vestito scelto (quello che avevi visto tipo 5 mesi prima del matrimonio)
* acquistarlo on line
* acquistarlo on line dagli Stati Uniti
* acquistarlo on line dagli Stati Uniti a 13 giorni dal matrimonio
* acquistarlo on line dagli Stati Uniti a 13 giorni dal matrimonio consegna prevista dagli 8 ai 12 giorni lavorativi
* acquistarlo on line dagli Stati Uniti a 13 giorni dal matrimonio consegna prevista dagli 8 ai 12 giorni lavorativi e sbagliare taglia
* acquistarlo on line dagli Stati Uniti a 13 giorni dal matrimonio consegna prevista dagli 8 ai 12 giorni lavorativi e sbagliare taglia e farselo restringere a due giorni dalla data fatidica

* attendere l'arrivo del vestito per la scelta delle scarpe
* attendere la scelta delle scarpe per la scelta degli accessori
* attendere la scelta degli accessori per poi capire che no, la borsetta dello stesso colore e materiale di scarpe e stola sarebbe troppo culo
* attendere l'ultimo giorno utile per comprare quella clutch bellissima che non è dello stesso colore ed è meglio così

Sono consigli per voi eh, so che siete deboli di cuore.
Io dovrei avercela fatta e, conoscendomi, non sono tanto sicura che una eventuale prossima volta andrà diversamente :)

Avevo un padre, avevo una nonna, avevo una zia e un'amica. Avevo.

Un sacco di cose che sembrava dovessero durare in eterno e invece no. E se è vero che tutte queste assenze quando prendono forma si portano via pezzi interi di noi, ho scoperto finalmente perché non riesco più a sentirmi vivere.

Ieri pensavo a mia nonna in cortile.
E non riesco a ricordare un pomeriggio in quella casa che non fosse di sole.

Il cucito sul grembo era broccato e filo.
Gli occhiali sulla punta del naso e le labbra tremolanti, ogni tanto qualche lacrima e il mormorio si faceva comprensibile.

I pomeriggi di sole.
E la conca di pietra per l'acqua piovana.

Nei miei ricordi c'è sempre qualcosa che non torna.

Quindi è tutto molto bello. Ma non altrettanto vero.

Del resto chi dice che bello e vero vadano a braccetto non sa di parlare di due ubriachi che si accompagnano vicendevolmente a casa per tutta la notte.

Facendo la spola.

Fra l'isola e la terra ferma.
Tra il sogno di ieri, così bello e affascinante.
E la realtà di oggi, il sogno realizzato, così realizzato e così piatto.

Una piana incolta, perché il sole si è preso tutto.
O una piana incolta perché incolto è chi la abita.

Quindi

lo so che il template fa cacare, tempo al tempo.

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