Archivio mensile:settembre 2003

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Ricettività (percorsi segnati)

Dopo la scossa un agglomerato di angoscia mi chiude la gola. Si scioglie in lacrime subito dopo, in un pianto consolatore e senza parole.
Tutte le nozioni mandate a memoria non possono nulla contro la poca considerazione che abbiamo degli altri.
Le parole sono lame spezzate senza quel sentire che dovrebbe incanalarle.

“Listen to me don’t walk that street,
there’s always an end to it.”
CatPower -Maybe Not

Spleen -fase discendente-

Aveva le mani grandi e ruvide, poco curate, forti. Negli occhi uno sguardo impavido, quello di chi scende in guerra tutti i giorni, anche con gli scarsi mezzi che possiede.
La fierezza per quel poco e la continua paura che quel poco non basti. Tutto dentro gli occhi, tutto questo in quei pochi centimetri quadri di membrana nervosa, colorata di un marrone chiaro, o forse un verde che non ricordo più
Il suo volto era strano, uno dei pochi, nonostante il pensiero continuo e ossessivo,che la mia mente non riesce a ricordare.
E’ come se tu non fossi mai esistito. Quasi un fantasma.
Di te non restano tracce palpabili, nessuna foto a fermare il tuo cammino almeno per un istante. Eppure la tua intensità fa male, quel punteruolo ogni tanto trova nel mio stomaco posizioni poco confortevoli. Torni a sprazzi, fra le pieghe della coscienza, nella depressione fra una collina e l’altra, in tutto quel verde che un giorno sognavo per me e per te. Ho sbagliato a darti tutta la mia vita quotidiana, la mia musica, le mie passioni. Ora mi appare tutto invivibile nell’epidemia che sei, i miei contorni passano dalla realtà all’aspirazione, in un sogno romantico che mai troverà realizzazione ma che mi è apparso sempre così vero, così facile. Volevo regalarti una vita più semplice, lontana dalla guerra che affronti tutti i giorni, quella contro il tuo scarso coraggio, contro tutti i tuoi fantasmi. Volevo regalarti delle ossa e una carne, portarti via da quel posto dove abitano tutte le tue paure. Ma ognuno di noi ha dentro il suo luogo e io non posso fare niente perchè tu scelga me, non posso fare niente perchè io smetta di scegliere te.
Immobile, resto al centro della deflagrazione, integra agli occhi di chi rimane fuori, ma con un mondo dentro che va in frantumi e poi cerca di rialzarsi, ciclicamente.
Sono sulla giostra e il cavallo bardato non mi vuole far scendere.

Spleen -fase ascendente-

Cosa ci posso fare io se sei uno stronzo, che ha preso un trattore e ha segnato il terreno (troppo) fertile del mio stomaco (perchè è da lì che nascono le emozioni più intense)?

Attonita. Storia del delfino che avrebbe voluto nascere al lago.

Mi sono appena svegliata. Non ho voglia di aprire la finestra, sono sigillata in cucina.
Incredibile come tutt’a un tratto i rapporti si siano sciolti dalle formalità, è arrivato il disgelo un po’ in ritardo: l’estate è già finita.
Il solito ritardo, la lentezza che ci caratterizza ci fa vedere le cose come ormai dovevano essere e non sono state.
Le nostre giornate sono fatte di vite sovrapposte, sfasate le une sulle altre. Saltiamo da una zattera all’altra per non annegare.
Il tempo di permanenza sui nostri mezzi è variabile. Può durare pochissimo, e allora inutile stupirsi, può essere tanto, e dopo lo stupore il sonno arriva. E dimentichiamo cosa siamo stati e cosa sarà il futuro. Una danza di delfini, da un’onda all’altra e a un’altra ancora.

Affacciati (appena) alla finestra amore mio
[ovvero mi (af)faccio (ap)pena]

Bene ragazzi oggi si dà il benvenuto a un nuovo blog imparentato (in senso figurato) col mio. E’ il blog che narra le vicissitudini di una stagista che la mattina lavora, lavora proprio duro, tant’è vero che i suoi post li trovate in un orario compreso tra le 9:00 e le 18:00…
qua sotto trovate una foto della mia amica stagista impegnata a lavorare per mandare avanti la baracca. linkatelo tutti mi raccomando! e belliZZimo!!

“sono lontano, lontano monti e mari,
lontano da te,
io: la fossa e le ossa
un mucchio penoso sui vecchi guai
seduto qua per chi mi vuole qua
su cento guai.
Offendo la carta con sgorbi ritorti
E’ un cuore!
Arrenditi, …o ribellati”
MarleneKuntz

Vuoto (o delle rare manifestazioni dell’amore quello vero).

Convivono in me stati d’animo contrastanti. Da una parte la paura del vuoto. Il nulla che accoglie il mio risveglio e il mio sonno. La mancanza di occhi che mi sappiano guardare veramente. Dall’altra parte un’assoluta libertà, lo spirito entusiasta di una ricerca nuova, di un viaggio da affrontare riuscendo a cogliere i tratti del passato che affiorano vividi dal dolore. Ma per ora, in questo limbo, sento la spossatezza, la fatica…ultimo dei miei pensieri la vista di un’ombra al mio fianco.
L’amore è fatto di sincronie, il tempo è il dominio essenziale…le pupille che ruotano esplorando lo spazio, le linee dello sguardo diventano lo stesso segmento, il filo che collega i pensieri di quel preciso istante. La creazione di quell’alone in cui galleggiano i fantasmi delle altre persone, la nebbia che avvolge due sagome ferme, immobili. Nel momento.
Il sole ferisce, inforca, scava in quella bruma fino ad essere luce riflessa. Il sottofondo interrotto da un botto preciso, un unico affogare di pietra sulla superficie intatta di un lago. Il sapore e lo stupore del miracolo. Il colpo secco di una freccia scoccata.

Agosto

“Agosto é il mese piu’ freddo dell’ anno l’inverno
si sposta sei mesi in avanti non é il polo sud qui non é il polo sud
Agosto la sveglia che rompe il silenzio
qualcuno é in vacanza lei suona per ore che freddo che fa, che freddo che fa
Agosto ti affacci sul cuore malato le cinque di sera ed é già buio pesto d’inverno
Agosto il ghiaccio si posa e ricopre le cose l’attesa del cado
congela anche i morti che freddo che fa
se non é vero che hai paura non é vero che ti senti solo
non é vero che fa freddo allora perché tremi in questo Agosto
se non é vero che hai paura non é vero che ti senti solo
non é vero che fa freddo allora perché tremi in questo Agosto
Agosto é scritto sul tuo calendario
forse hai dormito sei mesi ma sei cosi stanco tanto stanco
Agosto é il mese piu’ freddo dell’ anno nell’altro emisfero lo chiamano inverno Agosto
se non é vero che hai paura non é vero che ti senti solo
non é vero che fa freddo allora perché tremi
se non é vero che hai paura non é vero che ti senti solo
non é vero che fa freddo allora perché tremi in questo Agosto
perché tremi in questo Agosto
perché tremi in questo Agosto?”

Perturbazione-In Circolo

Che mi combini mai, Gigio?

A questo link (se andate in fondo in fondo alla pagina) potrete trovare una foto di PJ Harvey molto significativa…
foto significativa che giustamente il nostro notissimo amico Gigio ci fa apprezzare.
Qua sotto trovate foto altrettanto significative trovate da me sul web, questo magico Mondo sempre pregno di interessanti spunti.

PJ Harvey in riflessione nel buio della sua cameretta.

PJ Harvey durante un viaggio in Africa, gioca a nascondino dietro il Baobab.(burlona!)

PJ Harvey prova l’ebrezza di un’immersione.

Gigio, grazie per la tua utilità.

20 settembre 2003
TORA!TORA! DAY!(!.!.!)

Visto che nessuno ha provveduto a mettere in giro la locandina quella vera ( o al max fatico a trovarla) sappiate che alle tre e mezza me ne vado bel bella al tora!tora! festival….poi vi racconto le imprese di quello spostato di Manuel Agnelli e dei suoi compagnetti….vediamo cosa ne esce fuori..

!