Archivio mensile:settembre 2004

Ok, bando ai piagnistei. Comunque per l’occasione ho imparato a coniugare il verbo laureare al futuro (e quando se no? ), cosa che mi riusciva veramente difficile e che mi costringeva all’utilizzo di perifrasi come ‘Quando avrò raggiunto il mio grado di conoscenza massimo che mi frutterà un riconoscimento davanti ad una commissione di coglioni che non ascolterà quello che dico’ o a un’espressione arbitrariamente lunga che ha fatto della mia lingua un muscolo che il bicipite di Valerio Merola (il bicipite, si, il bicipite) non è nulla in confronto e cioè ‘laurererererererererere…rò’.

Ecco adesso riporterò il frutto dei miei studi. penso che ci farò una tesi.

Voce del verbo Laureare; Modo: indicativo. Tempo: Futuro semplice.

io (mi) laureerò
tu (ti) laureerai
egli (si) laureerà
noi (ci) laureeremo
voi (vi) laureerete
essi (si) laureeranno

Bene. E’ ufficiale : non mi laureo.

Nessuno è capace di vedere quanto sono bella ai miei occhi. Le foto varie ed eventuali non mi rendono giustizia. Quella non sono io. Io sono bella quando mi guardo allo specchio e mi cola tutto il nero del trucco sulle guance allagate dalle lacrime. L’occhio sembra più chiaro e vivo, le ciglia umide si rapprendono in gruppi e sembrano malinconicamente finte. E’ questo uno di quei momenti in cui non vorrei essere da nessuna parte, uno di quei giorni in cui non reggo le sfide. Quanto sono bella io, tu non lo sai perchè ancora non sei riuscito a misurare la massima profondità della mia tristezza. Quando ti calerai con me in fondo a quell’abisso rimarrai abbacinato da tanto splendore, ma altrettanto atterrito dalla verità che si presenterà ai tuoi occhi. Io sono come Firenze la notte su quel ponte, bella da far lacrimare gli occhi più duri, triste e crudele da instillarti la voglia di fuggire. E sapessi quanto è difficile fuggire da se stessi.

Che bello essere confortati così. Sono un cane che abbaia, portatrice sana di pensieri stupidi e insignificanti.
E’ da quando sono diventata arida o forse no. Ma te lo sei mai chiesto perchè è successo?
Mi feriscono tante troppe cose. I tuoi pensieri muti, la mia incapacità di capirti, la mia incapacità di capirmi.
In questo momento non penso di essere capace di intendere e di volere. Ma non penso che la cosa renda la situazione diversa da altre già vissute e mal digerite.
Io vado via. Soffro di attitudine alla fuga. E quando dici certe cose vorrei diventare sorda all’istante.
Cerca nel fitto catalogo di solitudini che popolano il nostro Mondo, una sfera che quando si incontra con la tua non si frantumi senza possibilità di ritorno.

Perchè mi viene da piangere quando vedo la pubblicità della Telecom?
… Always Mahatma.

Ecco. Adesso voglio proprio morire.

Scampoli di disperazione.
Penso che questi saranno i 15 giorni della mia vita in cui la testa più di altre volte rischierà di esplodere.
E’ una corsa a ostacoli, e in una corsa a ostacoli non hai tempo di pensare. E appena ci provi è finita.
E’ finita.

Basta. Fermate la giostra che mi viene da vomitare, non ne posso proprio più, io la faccio qui.



God T’axiDriver (Dio T’assista)

E’ con molto piacere (quanto il piacere può declinare nel disgusto? esiste una linea di demarcazione più robusta di ‘Ho scritto t’amo sulla sabbia’ che resista al vento delle nostre impressioni? Oh Tempora! Oh Mores!)…dicevo, è con molto piacere che vi presento un blog a 8 mani (un po’ deforme, dunque, e non vi dico dove le abbiamo trovate queste mani*), in cui è prevista la partecipazione della sottoscritta. Come dei bravi compagni di scuola abbiamo riunito le nostre menti, non per concepire una riga del compito di latino, ma per regalare a tutti voi momenti indimenticabili, trasformati in esorbitanti zozzerie dalle nostre magiche penne. (vabbè nell’era del piccì non si può parlare di penna, ma lasciatemi fantastrucchiare un po’).
I nomi degli altri sfigati non si possono dire, mi è assolutamente vietato, ma penso che qualcuno di loro prima o poi sarà così inevitabilmente sprovveduto da farsi riconoscere…
Dopo questo tentativo di pubblicità poco occulta, vi lascio il link a questo gioiello di blogghe e torno alle mie sudate quanto puzzolenti carte, che non è che non scrivo più qui perchè sono morta o perchè sono in vacanza a Capo Verde, sto solo cercando di laurearmi.
Addio Mondo Crudele e Cruento.

*l’asterisco è per la mia amichetta N. che sicuramente capirà.

Dal silenzio delle cose non dette
al silenzio delle cose taciute
alle promesse regalate telepaticamente
risa mute
scegli il momento per non parlare
risparmia il fiato e lasciati capire
so che ti vorrei sapere
di più di quanto non so
che mi sapresti parlare
se solo se, solo se
che mi sapresti ascoltare
se solo se..


no no no no no no no non devi più parlare
no no no no no no no non c’è niente da spiegare
no no no no no no no basta sentire
credimi
non c’è niente da capire

Quello che sei per me
è inutile spiegarlo con parole
con le note proverò
cercando nuovi accordi e nuove scale

(99posse – Quello che)

Vicino alla Coop c’è un elefante. Di peluche, enorme. E’ il simbolo del negozio di scarpe lì affianco. Bene, il mio obiettivo di oggi è fare la spesa e fare dell’elefante il mio cavallo di Troia a metà. Ci entrerò dentro con tutte le provviste, ma non ne ho uscirò più. Perchè non ho una città da espugnare io.
(Cioè se mi accorgo che poi mi portano dentro il negozio con l’elefante magari nottetempo qualche paio di scarpe me lo rubo).

Ciao mi vado a infilare dentro l’elefante (dalla proboscide, si intende)