Archivio mensile:giugno 2005

Voglio essere Courtney Cox. E non perchè se lo fossi sarei figa, non perchè farei l’attrice avrei di che sfamare me e i miei figli per generazioni e avrei l’onore di conoscere Chandler di Friends. O almeno, non solo per i suddetti motivi.
Voglio essere Courtney Cox in Get Well Soon.
Eternamente (88 minuti buoni) inseguita dal meraviglioso Vincent Gallo.

Scusate: vado a staccare i poster di Jovanotti dalle pareti. Finalmente ho di che sostituirli.

Chiedendo scusa a colui che, stando seduto davanti a me in treno, mi vedeva ridere da sola come una matta furiosa.
(Sottotitolo: il titolo del post è più lungo del post)

Guia Soncini alle prese con i Duran Duran…poi mi dite che comprare IlFoglio è cosa deplorevole.

ps. la foto non c’entra un tubo. E’ solo per far vedere che anche io prendo il treno talvolta e frequento posti, vedo gente.
Il post è interamente dedicato a Sosetta che con Guia Soncini ha delle affinità che definirle elettive è dir poco.

Karaoke (clicca e canta – il testo e’ quello sotto…)
Sottotitolo: La conosci tu maraiateilor? No? E allora che parli a fare?

Maria Taylor – Song Beneath The Song

Cryptic words meander
Now there is a song beneath the song
One day you’ll learn
You’ll soon discern its true meaning
An interesting detachment
A listless poem of love sincere
Desire, despair
Overlapping melodies

And it’s not a love, it’s not a love
It’s not a love, it’s not a love song
It’s not a love, it’s not a love, it’s not a love song
It’s not a love, it’s not a love, it’s not a love song

Oh now the roots are reminiscing
Recurring dreams of minor chords
Metred time
Muted chimes find the beat

And in the pulse there lies conviction
A steady push and pull routine
The cymbals swell
High notes flail into reach

And it’s not a love, it’s not a love
It’s not a love, it’s not a love song
It’s not a love, it’s not a love, it’s not a love song
It’s not a love, it’s not a love, it’s not a love song

[Comunque, si, Luuu, mi piace Maraia. Grazie]

Sono stata a vedere un film troppo insulso per essere definito brutto in un cinema troppo vuoto per non essere considerato affascinante. Penso proprio che farò un ottimo uso dei punti dell’Esselunga, ma la prossima volta il film me lo scelgo meglio (non che ci fossero grosse opportunità di scelta).
A disposizione:

  • "Batman Begins"
  • "Star Wars 3"
  • "Sin City"
  • "La febbre"

Desolata, volevo infatti vedere "Quo Vadis Baby?" che non c’era più, ho optato per l’ultimo, in cui Fabio Volo diventa geometra comunale, conosce una strafiga che, nonostante l’alone da sfigato che il nostro eroe si porta appresso, gliela dà subito e la cosa è inverosimile.
Dopo che conosce questa tizia Egli impazzisce e si comporta da cattivo ragazzo ma, bada bene: senza un motivo evidente.
Intanto il suo superiore gli rende la vita impossibile e il film è pieno zeppo di scene in cui lo sguardo del capo (in ogni situazione: al lavoro, a un funerale, sul fiume) si posa cattivissimo sul nostro che non può fare altro che obbedire e fare i lavori più merdosi che ci siano ma, bada bene: senza un cazzo di motivo!
Finisce che lei ritorna dall’America dove era partita per studiare e lo ritrova in una cascina nel Cremonese, dove accudisce cani trovatelli e vive con il suo amico, che per tutto il film fa il Che Guevara dei poveri (se può esistere un Che Guevara dei poveri…), e la consorte di quest’ultimo, incinta.
Gli ultimi tre minuti di film mi hanno chiarito almeno due dei mille dubbi che avevo: la colonna sonora è dei Negramaro (che bella vocina che c’ha l’amico del ConiglioVerde) e la città in cui si svolge il tutto è Cremona. Per il resto non si capisce:

  • per quale cazzo di motivo il suo superiore lo odia
    Ipotesi fatte: il capo è il padre della strafiga; il capo è stato l’amante della strafiga; il capo è geloso della benevolenza che circonda l’eroe; il capo ha le emorroidi 364 giorni all’anno.
  • per quale cazzo di motivo lei ha una cicatrice misteriosa sul naso
  • per quale cazzo di motivo il nostro eroe impazzisce
    Ipotesi fatte: lei in realtà è una fatucchiera; lei lo spingerà verso il tunnel della droga;
  • per quale cazzo di motivo alla fine Fabio Volo non apre il locale per il quale ha scassato i maroni per tutto il film
  • per quale cazzo di motivo Arnoldo Foa ha deciso di prendere parte a tutto questo
  • per quale cazzo di motivo il collega di FV muore lo stesso giorno in cui va in pensione
    Ipotesi fatte: per dare l’occasione al capo di FV di guardarlo male per l’ennesima volta in un contesto nuovo e comunque affascinante
  • per quale cazzo di motivo FV accetta di finire i lavori al cimitero in tempi record per fare un favore al suo capo, in cambio delle autorizzazioni per il suo locale che altrimenti non sarebbero arrivate mai
    Ipotesi fatte: perchè nonostante ci voglia far credere di vivere una vita onesta e proba, in realtà fa comodo a tutti accettare le mazzette
  • per quale cazzo di motivo il film si intitola "La febbre"? In effetti a nessuno viene la febbre e nemmeno uno dei suoi derivati fisici o psicologici. E neppure c’è qualcuno che si mette a cercare pepite sul letto del Po.

Insomma, solo 4 cose si salvano del film (e non bastano a giustificare la spesa del cinema che ormai costa come l’oro)

  1. la Cattedrale di Cremona, motivo ricorrente di tutta l’opera, che ti fa chiedere per due ore di film: in che diamine di città siamo, che questo coso lo voglio vedere?
  2. la vocina bella bella del cantante dei Negramaro
  3. le belle immagini della campagna Cremonese, i prati con le lucciole, le cascine e le barche sul canale
  4. l’interpretazione sempre valida di A. Foa che se non avesse quasi 90 anni sarebbe il mio idolo da poster in camera

Vi consiglio di non andare a vederlo ma se proprio ne avete un desiderio impellente andateci al pomeriggio, oppure di mercoledì, oppure scaricatelo, oppure usate i buoni dell’Esselunga.

PS. Fabio Volo non volermene. Mi diverti quando fai le tue trasmissioni sgangherate. E ti ricordi quando ci siamo incontrati alla fermata di Porta Genova e Briggitta non se n’è accorta e tu hai cercato di usarle violenza con lo sguardo (maiale)? Mi piace il fatto che usi i mezzi pubblici come noi comuni mortali. Cioè, se girassi in Limousine saresti ridicolo, mica sei Costantino…

Con amore, Piji

 

La felicità può essere qualunque cosa: spendere 10 euro per una colazione da Bindi, leggere le cose di Guia Soncini su un giornale che ancora non riesco a definire o interpretare, attraversare in treno un campo di papaveri, avere un appuntamento televisivo fisso che per mezzora almeno ti consente di diventare qualcun altro. Ma lo sconforto può annidarsi ovunque: nella brioche che si sbriciola sul pavimento, nelle cadute di immagine che – per alcuni – può implicare essere lettori de Il Foglio, nella scia di un treno che passa e non rimane, ma si imbatte in un campo di ruderi industriali, nella faccia di Maurizio Costanzo che mi piazza la nuova serie di Seven Heaven al posto della mia fiction preferita.

Beati quelli che sanno fare del loro dolore la propria arte.
E riescono a mettere sotto conserva i pugni allo stomaco.
Li invidio tutti, dal primo all’ultimo,
perche’ io non sono capace di sottrarmi a cio’ che mi succede,
non sono capace di assimilare e digerire.

Raccolgo e Diffondo
(la cosa mi ha fatto sorridere e ne ho un bisogno esagerato)

Ok, ma.. tanto quanto?

Che stai facendo? Studio.
Che cosa cerchi? Tranquillita’.
Hai uno scopo? Nessuno.
Dove ti trovi? In aula.
E come vivi? Stanca.
Di dove sei? Sarda.
Qual è il tuo aspetto? Sconvolto.
A cosa pensi? A nulla.
Qual è il tuo impegno? Nessuno.
Ed il tuo tempo? Bo’.
Che risultati hai? Non buoni.
Come va il mondo? Per cazzi suoi.
Che cosa fai? Dormo.
Quando sei in forma? Vivo.
Innamorato? No.
E lei ti ama? Non sono lesbica… 
E la chitarra? Manca il Sol.
Sei felice? Di rado.
Hai distrazioni? Finzioni.
E la salute? Precaria.
Cosa ti piace? Cantare.
Tra il dire e il fare? Pensare.

Rido di me di te dituttocio’chedimortalece’

"La vita non e’ facile per nessuno.
se non per quelli che la sfiorano senza penetrarci."

Eugène Fromentin – Dominique

Chi ha detto che l’uomo per natura è un animale sociale non ha detto che la natura dell’uomo è quella dell’interesse.
In verità l’uomo ha paura di trovarsi solo con sè stesso, in verità ognuno di noi è una solitudine.
Perchè mai infinitamente capito, perchè mai, neppure fisicamente, compreso o comprensibile.
Non mi stupisco di trovare, in questo periodo di personale solitudine interiore, altre persone a me vicine che manifestano lo stesso problema.
– è come quando deraglia un treno, sembra che ne deraglino di conseguenza altri, c’è solo luce sul fenomeno.
E non mi stupisco di non saperle curare, nonostante affoghiamo in un mare comune.
Perchè io stessa non riesco a comprendere le mille pretese degli altri, come gli altri non riescono a comprendere le mie mille arroganze.
La mia esigenza di sentirmi migliore di tutti, la mia esigenza di sentirmi adorata, la mia esigenza di essere capita anche quando sono oscura e ingarbugliata
– spesso di proposito
o quando proprio non c’è nulla di rilevante da capire
– mio malgrado.
Ed ecco che spunta l’animale sociale, l’esigenza di avere una spalla, l’esigenza di avere un cane, l’esigenza di avere qualcosa che non sia solo "sè stessi".

Ciao sono appena tornata in aula info e puzzo di cane. Eh gia’ perche’ oggi, io e Maddalena siamo andate a far "pascolare" i cani
del canile di Erba in giro per i campi. Nonostante la puzza immane che mi porto appresso e per la quale vengo additata in quest’aula da tutti i miei esimi colleghi, mi sono divertita veramente tanto. Quei cani sono favolosi, alcuni bellissimi e abbandonati dopo che il bambino
di casa e’ cresciuto e non guarda piu’ la "Carica dei 101", alcuni brutti e spelacchioni ma con due occhi che ti fanno sciogliere nonostante tutto il cinismo che una come me puo’ metterci.
Io portavo al guinzaglio uno scalmanato Zidane (segni del destino) mentre Madda e sua sorellina si portavano dietro un certo Pasquale (sicuramente appartenuto a una donna incazzata con uno di nome Pasquale che come tutti i suoi consimili sara’ stato uno s*****o).
I campi erano sterminati e di mais. Intorno c’erano le cascine che, ho scoperto, non esistono solo in Toscana come vuole farci credere Pieraccioni. I cani che abbiamo lasciato al canile erano tutti invidiosi e facevano un casino nero. La maggiorparte riporta ferite e cicatrici, molti sono anziani, grassoni e dormiglioni. Come ad esempio Gulliver, un cagnone brizzolato che ha sempre solo fame e sonno ed e’ capace di mollarti sul sentiero perche’ si siede e si appisola.
Poi ci sono le signorine come Camilla, che camminano dignitosamente sulle loro zampette da cagnolino elettrico e rosa che andava di moda negli anni ’80. Anche quando si accorge di essere nel mezzo di una pozzanghera, fa finta di averlo fatto apposta e continua a zampettare fischiettando, come se nulla fosse. Ho scoperto un passatempo che forse mi terra’ rilassata e tranquilla per un po’.

Chi mi ama mi segua.