Archivio mensile:novembre 2005


Se non ci fossero nuovi bloggers di mia conoscenza questo luogo non avrebbe ragione di esistere.
Mesdames et Messieurs, ecco a voi:

  • Pimpale, la mia coinqua;
  • Tinkerbell, la presenza oscura che talvolta occupa il nostro bagno;
  • Gvnn, la presenza oscura che talvolta occupa il bagno della sopraccitata Tinkerbell;
  • Vince, si è nascosto per troppo tempo, ora è tra noi.

Detto questo, ihihih!

Ormai di rado capita l’occasione

…di scrivere di notte quando il silenzio si fa molle sotto il peso del sonno di molti.
In queste ore chiedo scusa. Al mondo per la pachidermica sensibilità con cui mi muovo tra i bicchieri di cristallo di altri. A me perchè domani alzarmi sarà dieci volte più pesante del solito. A molti per non essere stata in grado di capire che "l’amore non conta nulla se lo teniamo solo per noi" e al mio futuro perchè sarà sicuramente ingombro, più di oggi, di promesse non mantenute.
E poi c’è un abbraccio caldo che attende solo l’alba e un nuovo giorno per essere mio.
E ci sarà un pomeriggio in viaggio, a cantare a squarciagola le canzoni di una volta, anche quelle che non mi piacciono.

Good Bye

[immagine rubata a www.sakushin.ac.jp]

L’ennesima parola fuori posto, l’ennesima manifestazione della propria ineducazione, l’ennesimo sputo di bile.
Perchè so che ancora sarà come se nulla fosse accaduto? 
Quanta debolezza dietro la strafottenza…

"Quante volte, quando m’accorgevo che il mio passato cominciava a pesarmi, che c’era troppa gente che credeva d’avere un credito aperto con me, materiale e morale, […] insomma quante volte, quando il passato mi pesava troppo addosso, non m’aveva preso quella speranza del taglio netto: cambiare mestiere, moglie, città, continente, – un continente dopo l’altro fino a fare tutto il giro – consuetudini, amici, affari, clientela.
Era un errore, quando me ne sono accorto era tardi.
Perchè a questa maniera non ho fatto altro che accumulare passati su passati dietro le mie spalle, moltiplicarli, i passati, e se una vita mi riusciva troppo fitta e ramificata e ingarbugliata per portarmela sempre dietro, figuriamoci tante vite, ognuna col suo passato e i passati delle altre vite che continuano ad annodarsi gli uni agli altri.
Avevo un bel dire ogni volta: che sollievo, rimetto il contatore a zero, passo la spugna sulla lavagna: l’indomani del giorno in cui ero arrivato in un paese nuovo già questo zero era diventato un numero di tante cifre che non stava più sui rulli, che occupava la lavagna da un capo all’altro, persone, posti, simpatie, antipatie, passi falsi. […]
Il passato è come un verme solitario sempre più lungo che mi porto dentro arrotolato e non perde gli anelli per tanto che mi sforzi a svuotarmi le trippe in tutti i gabinetti all’inglese o alla turca o nei buglioli delle prigioni o nei vasi degli ospedali o nelle fosse degli accampamenti, o semplicemente nei cespugli. […]
Tanto la conclusione di tutte le storie è che la vita che uno ha vissuto è una e una sola, uniforme e compatta come una coperta infeltrita dove non si possono separare i fili di cui è intessuta.
E così se per caso mi viene da soffermarmi su un particolare qualsiasi d’una giornata qualsiasi, […], posso star sicuro che anche in questo minimo insignificante episodio è implicito tutto quello che ho vissuto, tutto il passato, i passati molteplici che inutilmente ho cercato di lasciarmi dietro le spalle, le vite che alla fine si saldano in una vita globale, la mia vita che continua anche in questo posto dal quale ho deciso di non dovermi più muovere, con giardino interno nella banlieue parigina dove ho installato il mio vivaio di pesci tropicali, un commercio tranquillo, che mi obbliga a una vita stabile quanto altre mai, perchè i pesci non puoi trascurarli neanche per un giorno, e con le donne alla mia età si ha pure il diritto di non volersi più mettere in nuovi pasticci."

Italo Calvino, "Se una notte d’inverno un viaggiatore"

Ho trovato la soluzione
[sottotitolo: a lezione di dialettica]

La cosa più insostenibile: attaccare la forma di un discorso quando si vuole fuggire dal soggetto del discorso stesso.
Fare dunque un metadiscorso.
E’ per questo che la televisione ora si occupa di metatelevisione.
O ha esaurito gli argomenti o non vuole riflettere sul fatto che il concetto di reality (in tutte le sue forme) non è di per sè disdicevole e
odioso.
La riflessione che dovrebbe essere fatta investirebbe tutti gli strati del popolo della tivvù.
Dal produttore-speculatore ai protagonisti con aspirazioni varie ed eventuali al pubblico che segue con partecipazione più o meno palesata.
E sarebbe veramente oneroso riflettere così tanto, così a lungo.

Imparate da questo, se ancora non l’avete fatto: per fuggire da un discorso, oneroso sia in termini logici che dialettici, allontanatevi dal soggetto.
Ci sono tante altre cose di contorno che possono essere sottolineate (a discapito della costruttività della discussione): quanto l’avversario urla, quante e quali parole l’avversario avrebbe potuto non dire, quanti scheletri l’avversario ha nell’armadio [detta anche argomentatio ad personam].
Avrete almeno la certezza di ammazzarlo per sfinimento.

Finisco citando l’esimio Paolo Bonolis: "E ora…Fai un passo indietro. E vergognati"
[non capirà un cazzo di calcio ma certe perle di patetica saggezza me le sforna solo lui]

BlogNotes
[sottotitolo: bla bla bla bla]

Meglio la tivvù spazzatura o la metatelevisione?
Dapprima il reality.
Poi il reality nel reality: la Lecciso decide di dare nuovi argomenti a un copione già visto.
Poi il reality che parla del reality: Bonolis racconta a Matrix il perchè di quel pippone di mezzora (ovvero quello che non è riuscito a dirci – o che ci ha risparmiato).

Le nuove frontiere del reality: la TV che apre le proprie porte alla (falsa) autocritica. 
Quanto durerà ancora?

 

Post degno dell’ormai defunto trapassato estinto Controsciampo
[sottotitolo: troppo tempo davanti alla TV] 

Svolta Epocale

La vista di Ludmilla Radchenko non mi causa più spasmi intestinali dovuti a sovraccarico di ira. Insomma non mi fa più schifo di Bambola Ramona. Questa novità ha quasi il sapore di quando, piccoletta, scoprii che "eco" è un sostantivo femminile.

Cosa (non) farei al posto di Maria

Al posto di Maria non farei la timida nostalgica nei confronti di John Travolta. Avrei pronta la parrucca di Uma Thurman nel taschino e mi farei sfondare lo sterno da una siringa all’istante , come in Pulp Fiction.
Al posto di Maria non farei sfoggio di caramelle salva-alito e salva-favella attaccate alla pinza della cartelletta.
Al posto di Maria cercherei di "pezzare" il meno possibile al cospetto del John di cui sopra, specie se per l’occasione mi sono procurata uno splendido abito in seta marrone.
Al posto di Maria non mi procurerei un vestito marrone.
Al posto di Maria prenderei a schiaffi il ragazzotto sbruffone siciliano che obbliga la fidanzata di 16 anni a lasciare la benemerita istruzione superiore per gelosia.
Al posto di Maria prenderei a schiaffi la madre della fidanzata del ragazzotto siciliano che ha detto "ok, figghia mia, lascia pure la squola scuola".
Al posto di Maria prenderei a schiaffi la fidanzata del ragazzotto siciliano di cui sopra che implora frignando "L’unica cosa che ti chiedo è di tornare da me".
Al posto di Maria mi prenderei a schiaffi da sola.

Cosa (non) farei al posto di Simona

Al posto di Simona non avrei mai sposato S.B. (che mi fa schifo anche il nome).
Al posto di Simona non frequenterei mai il Billionaire.
Al posto di Simona spegnerei le candeline della torta del figlio di Albano sull’occhio di quest’ultimo.
Al posto di Simona manderei razzi a lunga gittata su Samanà.

Cosa (non) farei al posto della Lecciso

Al posto di quella lì non mi alzerei dal letto la mattina per non procurare dolore all’umanità intera (o almeno a gente come la sottoscritta).
Al posto di quella lì non farei le smorfie da afflato mistico alla telecamera.
Al posto di quella lì mi comprerei una bella grammatica italiana.
Al posto di quella lì non farei figli con Al Bano (ma Al o Bano?)
Al posto di quella lì non procreerei proprio.

Cosa farei al posto dell’esimio Prof. Zecchi

Starei a Milano a fare il professore di Estetica all’Università Statale come vuole il mio karma.