Archivio mensile:gennaio 2006

Since 2003 Heela&Co.

Ehi! Il tempo passa per tutti!
Anche per il presente blog, che nella sua inutilità resiste in rete da 3 anni…
Qui potete trovare l’innocenza, l’ingenuità (e la scarsa conoscenza riguardo l’utilizzo dei font) degli esordi…
Tanti auguri al creaturo allora…

[grazie a www.hetemeel.com]

Chiudi gli occhi
immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza

ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora

penseresti all’odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa

al 21 marzo al primo abbraccio
a una matita intera la primavera
alla paura del debutto
al tremore dell’esordio
ma tra la partenza e il traguardo

nel mezzo c’è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è potere e sapere
rinunciare alla perfezione

ma il finale è di certo più teatrale
così di ogni storia ricordi solo
la sua conclusione

così come l’ultimo bicchiere l’ultima visione
un tramonto solitario l’inchino e poi il sipario
tra l’attesa e il suo compimento
tra il primo tema e il testamento

nel mezzo c’è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere e potere
rinunciare alla perfezione

ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve

Costruire – Niccolò Fabi

Oggi rifletto su due affermazioni che ho letto su giornali diversi attribuite a personaggi veramente autorevoli.
La prima attribuita a Giorgio Manganelli – ne avevo già parlato in un post di qualche mese fa – riguarda il fatto che probabilmente l’amore (dei poeti, aggiungo io) non sarebbe tale senza dolore,affermazione da cui discende, per non so quale oscura catena deduttiva, che l’artista ami e dunque soffra per definizione.
La seconda, attribuita non so bene se a Jean Paul Sartre o a Simone De Beauvoire, riguarda la loro relazione amorosa qualificata come "contingente", e dunque contrapposta a tutte le altre unioni (loro o altrui) definite come "accidentali".

Ma chi cazzo si crederà mai di essere questo stronzo che da tre anni a questa parte è diventato il mio incubo ricorrente? Pretende da te un lavoro fatto bene (se così si può definire un lavoro fatto secondo i suoi canoni) ma si mostra totalmente incapace e irrispettoso nel fare il suo. Insegna i principi dell’usabilità, del buon design, della buona interazione tramite corsi inusabili dal punto di vista del materiale fornito, delle modalità di insegnamento e delle modalità di esame. L’interazione con gli studenti è all’insegna della maleducazione, della prevaricazione e della pienezza di sè. Il suo è il modo di fare di chi ha fatto soldi giocando sulla consapevolezza della propria ignoranza. E ciò mi schifa. Mi fa indiavolare, mi fa sentire inutile. E’ una delle poche persone la cui sofferenza e disperazione non mi toccherebbe.

Ok. Mi sono sfogata tramite la scrittura. E da oggi chiamatemi JT Leroy.

Arrivare a Milano una mattina fredda col cappotto sbagliato. E vedere le strade vuote come fosse il primo giorno dopo la fine del Mondo. Salire in metro, intorno cose e persone. Tratti di matita netti e crudeli a disegnare tutto come in quei libri illustrati che lasciano poco spazio all’immaginazione (quella visiva, perlomeno). C’è il signore ben vestito con gli occhiali di un po’ di tempo fa, la bionda che legge Sveva Casati Modigliani e che si porta appresso una pelle da ottantenne su un corpo da ventenne. E poi ci sei tu che scendi impacciata, tra una valigia e una borsa troppo pesanti. E ancora tu che fai il biglietto, tu che sali nell’ultimo vagone che poi più tardi sarà il primo. Tu che ti addormenti a Saronno e ti risvegli a Lomazzo con la paura di svegliarti troppo tardi (non sarebbe mica un dramma), col timore di essere guardata male da quella signora bionda che poco prima ti dava le spalle. Arriva Como Borghi mentre tu hai perso nel sonno un altro bel pezzo di tragitto. Di nuovo il freddo, la fatica, il tuo cappotto poco adatto alla situazione e un signore che poco più avanti dell’Esselunga in spudorata libertà piscia contro il muro. Vorresti ora recuperare quelle ore di sonno che regolarmente il solito viaggio ti ruba ogni tre o quattro mesi, invece ti ricordi che hai qualcosa di importante da fare e dall’altra parte c’è qualcuno che ce l’ha con te. Allora niente pisolino, si lavora alla figura di merda che domani ti avrà per protagonista.
Giunge il momento del riposo, ti fermi a pensare che sull’altra sponda il tuo amore è lontano, spesso anche con la mente. Gli uomini sono distratti, e io  troppo buona.