Archivio mensile:giugno 2006

Noches de fiesta OST

Hay pistolas…… que descargadas se me disparan
Todos los relojes me separan
Y no me encuentro ya ni en la cama
Amapolas….son los suspiros de tus escamas
Que son los tiros que dan al alma
Si quieres verme estoy en las ramas
Fijate un objetivo distinto, que soy como un vino tinto
Que si me tomas en frio engaño, y con los años me hago mas listo
Cariño
Tomame calentito a tu ritmo, que soy como un vino añejo
Hace ya tiempo me ando buscando,
Y no me encuentro ni en el espejo
Porque hoy hay olas
En este mar que tu ves en calma
Tu eres el pez que muerde mi cola
Yo soy un pájaro y tu las ramas
Si estamos a solas, tartartartartartamudeo y no son trolas
Yo nunca miento por la mañana, andate al loro a última hora
Yo no soy malo, aunque me esconda entre la maleza
A veces voy un poco del palo, tu eres mi puzzle,
Y yo soy un pieza
Pero tu cuerpo es un escándalo
Hay un demonio que siempre me dice pruébalo
Y un angelito que me dice quieto y reza
¿A quien le hago caso de los dos?
Recapacita, no vayamos a perder la cabeza
Porque esta es nuestra primera cita
Y yo ya llevo unas diez cervezas
No sé si me incitas o me incito yo por naturaleza
Niña lo que se da, no se quita
Y lo que te quitas, ahí se queda morena

Estopa – Vino Tinto

Scritto di fretta e forse senza grazia

Oggi ho colto i pochi momenti in cui questa città tace.
All’uscita dal mio luogo di studio, freddo di aria condizionata, trovo ad aspettarmi un tepore da mattina d’estate, l’odore del mare e i fari ancora accesi del tranvia.
La cosa che ha reso questa poco fruttuosa mattina degna di essere vissuta è stato questo ritorno a casa giusto per prendere la calcolatrice e poggiare la testa sul cuscino…cinque minuti, mamma.
E poi. Altre ore coscienti da caricarmi sulle spalle. Per salvare il salvabile.
E per l’ennesima volta dirmi che da ora si riparte.

Segnale Orario
[sottotitolo:E’ l’alba alla Casa del Alumno]

Hey…guarda un po’ che ora é…
Sono qui seduta e ci ho passato tutta la notte.
Eppur non basterà.

Let’s talk about my (unsuccessful) university career
[sottotitolo: chi mi da un passaggio per Lourdes?]

 

Ecco.
Sono talmente rincoglionita che oggi ho saltato l’unico esame per cui ho studiato durante questo soggiorno Erasmus.
Complimenti a me.

Let’s talk about insomnia
[sottotitolo: chiamiamo le cose con il loro nome]

Ho sempre pensato e sostenuto che Milano fosse una città con istinti omicidi. Quando d’inverno entri in un luogo pubblico rischi di soffocare dal caldo e annegare nel tuo-proprio-di-te sudore. E quando esci l’influenza già ti sta alle costole.
D’estate l’aria condizionata dei negozi fa a botte con il riscaldamento spesso dimenticato acceso della sovraffollata linea1. E che te lo dico a fare.

Bene. Dopo tutto ciò posso affermare di essere uscita incolume dalle avventure milanesi perchè poche volte sono stata male in questi anni e so che prima o poi capita anche nelle migliori famiglie. Pertanto mi sono trattenuta dallo sporgere denuncia contro i vari Zara, H&M e ATM…
Ma dove sono andata a beccarmi malesseri tipicamente invernali dovuti a sbalzi di temperatura e a sistemi di aria condizionata assassini?
Valencia, latitudine 39º28’36" N, 19 giugno 2006, temperatura media 27°C, 80.6°F.

Risultato: terza notte insonne consecutiva, causa naso tappato, secchezza delle fauci e smoccolamenti vari.
Mal di testa cronico e nevralgie varie ed eventuali.
Sto invecchiando, gente.

Qui un commento audio della sottoscritta lievemente costipata.

Let’s talk about this morning
[Sottotitolo: Aquí no hay quien duerma]

Ore 8:00 del mattino.
Una donna grida dal balcone cose tipo "Pobreciiiito…Madre miiiia….", offrendosi come ottimo surrogato della mia sveglia.
Mi chiedo tra me e me "perchè questa donna deve gridare così all’alba?"
Una voce dal buio soddisfa la mia curiosità:
– Perchè è una troia.
– Buongiorno Jenny.

Immagine da www.net-art.it

Let’s talk about last night



Reduce da due orette di Nip | Tuck e Six Feet Under (rispettivamente "NipTuck a golpe de bisturi" e "Dos metros bajo tierra") mi sono decisa a concedermi a Morfeo.
Ma, cosa capitata troppo spesso ultimamente, l’ho finita che Morfeo l’ho dovuto supplicare in lacrime ("se la tirava come una puttana francese degli anni venti", direbbe Jenny).
Il casal fallero del mio barrio aveva appena deciso che la festa di nonsobenecosa doveva finire. Fine dei botti e fine della discomiusic e dopo un ora di mezzi e mezzucci finalmente sono riuscita ad addormentarmi.
Alle 04:00 la gatta lamentosa e molesta della mia coinquilina ha preso iniziative e ha aperto (Dio solo sa come) la porta della mia camera.
A momenti me ne muoio di infarto.
Era solo l’inizio di una tragedia che il dormiveglia avrebbe amplificato.
La mia coinquilina si manifesta e faccio solo in tempo a pensare "finalmente questo gatto la smette" quando dopo di lei si manifesta un uomo.
Con il quale lei vede bene di ubriacarsi.
Con il quale lei vede bene di stare a parlare (!) fino alle nove del mattino.
Con il quale lei vede bene di ascoltare dell’orripilante musica spagnola.

Qui potete ammirare il soggiorno come si presentava stamane.
Qui un dettaglio dei ventilatori rotti (Dio solo sa da dove sono spuntati)
Qui un magnifico esemplare di cucaracha americana che hanno visto bene di uccidere ma non di eliminare.

Sex and the City Addicted
[o se volete "Adicta a Sexo en Nueva York"]

Carrie: " tu chica es encantadora, Hubbel"
Big: "no lo entiendo"
Carrie: " nunca lo has hecho"

– Entonces lo entendí, quizá el problema fuera que Big no pudo domarme a mi.
Puede que algunas mujeres no sean domables, que necesiten galopar libremente hasta que encuentren a alguien tan salvaje como ellas, que las acompañe.

Broken Sentences

Sono ancora mezzo sbronza.
Jenny si è svegliata ruttando.
Santi e Chiara hanno cercato di parcheggiarci in un vicolo di Valencia per farci uno scherzo ma non gli è riuscito perchè, fosse stato per noi, saremmo rimaste addormentate in macchina fino a data da destinarsi.
Scopro un sito magnifico e esplicito la mia inconscia paura dei nanidagiardino.
Oggi sono stata acida. Strano.
E un cieco mi ha detto che sono bella.

apdeit: qui potete ammirare lo scempio prodotto dalla serata di ieri.
A smentire il suddetto cieco.

Io non ho risposte.
E’ l’unica cosa che non mi si può chiedere.
Specie se devo mostrarmi lungimirante prevedendo e smascherando le tue bugie.
Mi guardo indietro per obbligo. E vedo, là dove doveva esserci (o dove c’era?) una vegetazione rigogliosa, la desolazione più assoluta di una stanza che non sei stato in grado di riempire.

Odio le differenze di prospettiva, odio la relatività delle cose.
Perchè la maggiorparte delle volte le usiamo come alibi.
E stavolta è toccato a te.