Archivio mensile:luglio 2006

O tell me the truth about love (*)

Some say that love’s a little boy,
And some say it’s a bird,
Some say it makes the world go round,
And some say that’s absurd,
And when I asked the man next-door,
Who looked as if he knew,
His wife got very cross indeed,
And said it wouldn’t do.

Does it look like a pair of pajamas,
Or the ham in a temperance hotel?
Does it’s odour remind one of llamas,
Or has it a comforting smell?
Is it prickly to touch as a hedge is,
Or soft as eiderdown fluff?
Is it sharp or quite smooth at the edges?
O tell me the truth about love.

Our history books refer to it
In cryptic little notes,
It’s quite a common topic on
The Transatlantic boats;
I’ve found the subject mentioned in
Accounts of suicides,
And even seen it scribbled on
The backs of railway-guides.

Does it howl like a hungry Alsatian,
Or boom like a military band?
Could one give a first-rate imitation
On a saw or a Steinway Grand?
Is its singing at parties a riot?
Does it only like Classical stuff?
Will it stop when one wants to be quiet?
O tell me the truth about love.

I looked inside the summer-house;
it wasn’t ever there:
I tried the Thames at Maidenhead,
And Brighton’s bracing air.
I don’t know what the blackbird sang,
Or what the tulip said;
But it wasn’t in the chicken-run,
Or underneath the bed.

Can it pull extraordinary faces?
Is it usually sick on a swing?
Does it spend all it’s time at the races,
Or fiddling with pieces of string?
Has it views of it’s own about money?
Does it think Patriotism enough?
Are its stories vulgar but funny?
O tell me the truth about love.

When it comes, will it come without warning
Just as I’m picking my nose?
Will it knock on my door in the morning,
Or tread in the bus on my shoes?
Will it come like a change in the weather?
Will its greeting be courteous or rough?
Will it alter my life altogether?
O tell me the truth about love.

(*) La verità, vi prego, sull’amore

Dicono alcuni che amore è un bambino,
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo,
e alcuni che è un’assurdità,
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l’aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami,
o al salame dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare i lama,
o avrà un profumo consolante?
E’ pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
E’ tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull’amore.

I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po’ di pace?
La verità, vi prego, sull’amore.

Sono andato a guardare nel bersò;
lì non c’era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l’aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa il dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio,
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
E’ un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull’amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Metterà in subbuglio la mia vita tutta insieme?
La verità, vi prego, sull’amore.

da W. H. Auden, Verità, vi prego sull’amore, trad. di Gilberto Forti

"Forse quella relazione era una specie di composto chimico che si poteva ottenere soltanto per il tramite dell’acido solforico"

Yukio Mishima – Confessioni di una maschera

Ho disidratato completamente quel grumo informe che era il mio sentimento.
Faccio parte di quelle poche mosche bianche sfuggite per un pelo al nulla.
A quell’insipienza caustica che a grossi bocconi si mangia questo posto.
Perchè sono un essere speciale, e qualcuno avrà cura di me.

"Derision’s a cold wind against my skin
You keep a-flayin til there’s no skin at all
What’s to hold it together when you stumble
And you fall"

Martina Topley Bird – "Too Tough to Die"



Si sgonfia mano a mano questa bolla di irrealtà. E torno con i piedi a toccare terra e con le mani a sentire il bruciare di questo enorme lago di sale che mi ritrovo al posto del cuore.
Le cose prendono forma, finalmente, e questo pericoloso periodo di "perchè no?" senza pretese si avvia al termine.
Io, canotta bianca e Converse rosse, incredibilmente concentrata su me stessa, resto incredula quando noto che la gravità non predilige me come centro, anzi…non mi si fila penniente.
In questa estate di fulmini senza pioggia non mi resta che lasciare che le cose seguano il proprio corso. Ancor di più se l’aria è rovente e non c’è vento che mi possa sollevare.



Voy a destrozar tu recuerdo en pedacitos de papel.
Luego voy a soplar sobre ellos para que se confundan
con el cielo.
Y tengo que dejar de hacer estupideces cuando salgo
a pasear...
Tengo que llevar paraguas cuando llueve y no saltar
en cada charco, como cuando estabas tu...
Si supieras cuanto tiempo gasto al día para no pensar en ti.
Si supieras cuanto daño me hace tu sonrisa en mi cabeza.
Y ahora que se que no interesan tus caricias,
como pude demostrarle a tu ironía que mi vida
sin tus huesos era infierno.
Y yo aun estoy colgada de aquel día que miraste
atrás, y luego tu sin en quiebro en tu voz sin
en quiebro en tu voz me dijiste adiós, adiós...
Si supieras cuanto tiempo gasto al día para no pensar en ti.
Si supieras cuanto daño me hace tu sonrisa en mi cabeza.
Todavía gasto tiempo tratando de inventar
la manera de quitarle el polvo a la oscuridad.
Si supieras cuanto tiempo gasto al día para no pensar en ti

Si supieras cuanto daño me hace tu sonrisa en mi cabeza

Nena Daconte - Si supieras

Sono le due di notte e sono in una posizione un po’ strana.

Io e la mia spilla recante la scritta "I love me" ci troviamo sulla porta dell’appartamento.
Per terra, il piccì sulla cassa del latte, alla ricerca di una connessione.
Esperimento riuscito: posso andare a nanna con il cuore più leggero.

Ancora una volta un link.
A 70 anni dall’inizio della Guerra Civile spagnola.
Testimonianze.

A compendio del precedente post, vi lascio un link a una pagina in cui un mio amico spiega cos’è stato per lui il Mondiale.
La cosa più stupefacente è che questo stronzo del mio amico è argentino.
Chi ha i denti non ha il pane….

Ecco a voi Diego

Sul lato in ombra di Via Porpora soffia un filo d’aria leggermente rinfrancante.
E proprio su quel lato della strada, quasi del tutto invasa dal sole se non fosse per quella lunga striscia scura, cammina una giovine il cui abbigliamento suggerisce condizioni disperate. La suddetta si ritrova su jeans e maglietta delle macchie enormi di quella chimicissima sostanza che usano i kebabbari per rendere i loro prodotti delle armi di distruzione di massa. Al collo un fischietto tritonale e ai piedi dei calzini a righe verdi che dentro le scarpe ancora fanno un suono simile a un ciaf ciaf.
Già, perchè quei calzini, insieme a quelle scarpe, quei jeans e alla ragazza tutta hanno festeggiato la vittoria del Mondiale dentro la fontana di Piazza S.Babila. Aderendo completamente a una parete di quella sorta di piramide, la tizia in questione non ha risparmiato nemmeno i capelli.
E adesso è lì che cammina sotto lo sguardo indifferente di passanti che in queste ore ne avranno viste di cotte e di crude.
E non smette di camminare e ripetere sempre lo stesso tragitto, reduce da una notte incredibile. Almeno per i prossimi quattro anni.
Sarà sempre dentro quella fontana. Fuori su quel terrazzino. Dentro ad un letto inusuale, appena sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele. Avvolta dalla stessa bandiera mentre grida instancabile la stessa sillaba per ore, la sillaba più idiota: po.

 


Silence my lady head
Get girl out of my head
Douse hair with gasoline
Set it light and set it free

PJ Harvey – Man-Sized

A breve, sugli scaffali dei migliori negozi di dischi…

e da lì direttamente al cestino della spazzatura: i Gipsy Prince!

[Ovvero quando 3 teste dementi si uniscono a un pouf a forma di ranocchio che non vuole saperne di trasformarsi in principe]