Archivio mensile:ottobre 2006

Povero Luttazzi


Ok, ok…mi sta sulle palle per cui non sarò certo obiettiva.
Ma leggere le cose che scrive ti genera un esubero di latte alle ginocchia che (come dice la mia coinqua, mi pare) "ne basta la metà".
Lo immagino che si prepara a indossare le vesti del figliol prodigo per cinque anni e poi (sorpresa!) nessuno se lo caga.
Torna Santoro e torna Travaglio. Ma lui no.
Lui dal suo blog si limita a lanciare frecciatine cariche di invidia piuttosto che di veleno a gente che seriamente proprio non se lo fila.
A  proposito della Littizzetto dice

"Domenica scorsa, su RaiTre, una comica affermata ha tentato di affrontare due temi satirici, la Finanziaria e la vicenda Telecom…L’argomento da lei usato per far ridere è stato: "Non ci si capisce niente". Apprezzo il fingersi massaia, ma la satira non può non capire: deve fare i compiti a casa, informarsi e poi esprimere un dissenso informato. Un comico non può improvvisarsi satirico"

FERMI TUTTI.
Due temi satirici???
La finanziaria e la vicenda Telecom sono due temi di importante attualità. Punto. Poi, se sei una persona che fa satira, ne discuti in maniera satirica, tagliente, cagacazzi. Se sei un comico ne discuti mettendo in luce particolari che facciano RIDERE il pubblico pagante. Meglio se tutto il pubblico pagante.
E poi: i compiti a casa a chi???
Ma soprattutto, chi li assegna i compiti a casa? Lui, paladino indefesso del senso critico nella guerra contro la disinformazione dilagante sui nostri teleschermi? Perchè fidarsi di lui e non di altri? Non avrà mica in serbo un attestato di frequenza alla scuola di alto senso critico di Beppe Grillo…?

Detesto chi si piange addosso ma soprattutto chi non sa ridere di sé stesso.
E il Luttazzi mi cade in entrambe le categorie sempre di più. Sempre peggio.
A proposito di una battuta di Fiorello

"…Di Guzzanti e Luttazzi fanno dei martiri e noi invece…”

dice:

"Non so un cazzo di Fiorello, non ho mai voluto saperlo, ma l’Italia è un Paese così: se subisci un sopruso, non te lo perdonano."

Povero, povero, povero Luttazzi.
Saresti davvero in grado di ispirare voglia di informarsi nel tuo pubblico di gente che ha fatto i compiti? 
Forse la TV non è fatta per te. Perchè siamo tutti mostri ora. Non come ai tuoi tempi, quelli in cui le mutandine di Anna Falchi facevano informazione di prima qualità. Quelli in cui dire Berlusconi ladro, Ferrara venduto et alii faceva very alternative.
Allora avremmo riso e allargato inverosimilmente la bocca per la sorpresa (anzi, l’abbiamo fatto) ma adesso non lo faremmo più. Il telespettatore è una bestia famelica ma anche un degustatore pretenzioso. E la solita minestra lo stanca, lo frigge, lo devasta.
E se dovessi pagare io (oh! guarda un po’, la RAI la pago anch’io…anzi no, ma questa è un’altra storia) non ti riassumerei. Non per altro ma per salvaguardare la memoria della tua sfolgorante carriera. Che è stata bella. Ma, appunto, è stata.

So che mai leggerai queste righe. Perchè non sono una star della TV e nemmeno una Blog Star.
Ma so già cosa commenteresti:

"Non so chi cazzo sia questa PollyJean e nemmeno mi interessa. So solo che in Italia tutto funziona così: che stia sul web o in TV c’è sempre qualcuno che si permette di dirti che non piaci."

Un’ultima curiosità: andate a leggere le regole del Blog del Daniele Bistrattato e notate come si trasforma (berlusconianamente, direi) nel più strenuo difensore del bon-ton:

"non sono permessi:

* messaggi che violino la legge ( diffamazione, istigazione a delinquere ecc.)
* messaggi non pertinenti al post ( razzismo, turpiloquio, pubblicità ecc. )"

Devo dedurre che sarei censurata se tacciassi qualcuno di collusione mafiosa senza trovarmi in possesso di prove sostanziali o se incollassi in un mio intervento la foto di un piatto di merda, no?

Sempre vostra (e spaccamaroni)

Paura Pausa di Casellante

Ho uno svincolo autostradale nel cervello. E passano macchine e TIR, in diverse direzioni. E passa la noia di questi giorni, vuota come i caselli di notte. E le notizie del giorno. Brulica l’autostrada.
Passa la Santanchè, con la sua scorta. Passano le repliche dei varietà del dì che fu. Passano i saggisti-romanzieri che non vedono oltre il loro naso rugoso. Passano le facce di nuove soubrette, passa BuonaDomenicaIn: un minestrone della nonna imbottito di OGM.
Passa il tentativo di rivedere la Storia. Passa il tentativo di seppellire, dopo i morti, pure il loro ricordo.
Passa una macchina sportiva e due ore dopo la sua nuvola di gas.

Passa il sociale. E l’individuale. Due cose diverse e sempre più lontane.
E’ proprio vero: siamo rane in uno stagno. Che bolle.

Incantata dalla perfezione di un bacio timido, di un cerchio non chiuso.
Certe cose bisogna solo guardarle e non toccarle.
Un uovo in equilibrio sul bordo del tavolo.

 

Anche se non sembra sono viva. E felice, quasi. Di svegliarmi la mattina (tuturuturututtu) e fare colazione sul letto davanti alla tv. Un salto nella doccia come nel più banale dei video clip mentre Tiziano Ferro dichiara che era contentissimo e che le messicane hanno i baffi (Tiziano vieni a farti un giro da me nei miei periodi di pigrizia cronica, così ne parliamo), e sono pronta per affrontare una nuova vuota giornata. Adoro fare progetti ma realizzarli non è il mio forte, mi areno nell’idiozia del mio sorriso quando penso a me con un tailleur in un ufficio lindo e luminoso, o quando penso a me con delle precoci vene varicose e un nugolo di frugoletti zozzi e vocianti, intenti a rendermi la vita impossibile.

Stop: dimenticatelo.
Niente di tutto questo all’orizzonte. E nemmeno dietro l’orizzonte.
Mi vedo piuttosto con gli stessi abiti di oggi (periodicamente passati in lavatrice, s’intende) e qualche stanchezza in più.
Sola, ma non troppo. In viaggio, ma per luoghi non troppo distanti.
Sono una diplomatica del coraggio, io.



Non accadeva da tempo immemorabile.