Archivio mensile:gennaio 2007

Manifestazioni di me stessa medesima

Insomma…nessuno se n’è ricordato, nemmeno io…
Oggi il qui presente blog compie 4 anni.
Quante cazzate avrò sfornato in così tanto tempo?
A quando la mia incoronazione a MissSplinderDiTuttiITempi?
Non sarebbe ora di darsi a qualcosa di più serio?

…naaaa

Continuiamo così, gentile pubblico.
Io che scrivo, voi che leggete e commentate, voi che leggete e non commentate, voi che non leggete eppur commentate.

Rileggendomi attraverso la mia storia passata e a tratti mi vergogno, a tratti mi riempio di orgoglio.
Sono riuscita a regalarmi un viaggio nel tempo, fatto di soste, corse folli e paesaggi *superiori* .
Ho incontrato e radunato gente.
Perlopiù bella e viva.

Magnifico.

E mò chi cazzo è Mark Strict?

Stanotte (o stamattina) ho sognato che, allo stesso tavolo, dichiaravo di non ricordarne il nome.
E ho visto che ci rimaneva male, sentendo di essere stato usato qualche tempo prima.
Poi ha chiuso gli occhi e sembrava dormisse e tutti intorno rispettosamente hanno smesso di parlare.
E ricordo di aver spremuto le meningi come mai in precedenza per ricordare quel dannato nome.
Un tempo interminabile.
Improvvisamente mi avvicino a lui e, fregandomene della quiete che vado a turbare, gli tocco la spalla e pianto i miei occhi nei suoi.
E quello sguardo non dava segni di un sonno interrotto né di disappunto.

"Mark Strict, ti chiami Mark Strict".
E un bacio senza l’attesa del sorriso.

Oggi mi sono svegliata un po’ così (islandese, intendo)

Sugarcubes – Ammæli

Hún á heima í húsinu þarna
þar heim fyrir utan
Grabblar í mold með fingrunum
Og munninum, hún er fimm ára

þræðir orma upp á bönd
Geymir köngulær í vasanum
Safnar fluguvængjum í krús
Skrúbbar hrossaflugur
Og klemmir þær á snúru

Ohhh…

Hún á einn vin, hann býr í næsta húsi
þau eru að hlusta á veðrið
Hann veit hvað margar freknur hún er með
Hún klórar í skeggið hans

Hún mála þungar bækur
Og límir þær saman
Hún sá stóran borða
Hann sveif niður himininn
Hún snerti hann!

Ohhh…

Í dag er afmæli
þau sjúga vindla
Hann ber blómakeðju
Og hann saumar fugl
í nærbuxurnar hennar

Ohhh…

þau sjúga vindla…
þau liggja í baðkari…
í dag er hennar dagur…

Tam, tam, tam-a-tam-a-tam…

Ritorno con neve

Molte volte ho scritto di come la felicità porti a un abbassamento dell’ispirazione, mascherando con questa poetica affermazione il senso di intimità violata che provavo nel sapere che qualcuno in particolare potesse venire a conoscenza dei dubbi irrisolti che spesso popolano queste pagine.

Stavolta torno ad affermare ancora che la serenità pialla un po’ quelle superfici distorte in cui fioriscono tutti i pensieri illuminati, ma ora non parlo più di persone.
Parlo della mia vita. Con me sola dentro.
Della mia vita in cui non c’è posto per nessun altro.
Della mia vita come un album di figurine.
Della mia vita fatta di piccoli successi meritati e non.

Ed è bello, cazzo.
Magari non perfetto ma bello.
Non l’avrei mai immaginato.

Fuori la neve cerca di dare il potere al bianco e io faccio il tifo per lei.

"Avevo ulteriormente riflettuto, frequentandolo all’interno della scuola, sul tema delle contraddizioni. Ed ero arrivato alla conclusione che comunque per gli uomini le contraddizioni non esistono. Esistono sul piano verbale, esistono sul piano logico-matematico. Ed è innegabile che gli uomini possono dire una cosa e farne un’altra, ma nella loro mente non esistono contraddizioni. Le persone più miti e i criminali più crudeli possono ricorrere, è vero, al principio di contraddizione per giustificare i loro errori, ma la loro condotta si potrà finalmente capire solo rinunciando a quel principio: se si cercherà una coerenza inafferrabile, una finalità ignota, una coazione irresistibile. Alla fine l’azione non apparirà contraddittoria, ma necessaria: e il principio di contraddizione, applicato in quel caso, assurdo.
Non sto parlando della ragione di Cartesio. Né della regione in cui i viaggiatori del sogno si perdono e si ritrovano. Sto alludendo piuttosto all’individuo, cioè al nucleo più misterioso e più oscuro, e alla veglia delle sue parole.

[…]

Lui me lo aveva raccontato con un’aria di trionfo, come la conferma definitiva della sua immaturità.
E’ curioso che il concetto di maturità sia quello più invocato dalle persone immature. Ma anche qui si tratta di una contraddizione apparente: in realtà, accusando l’immaturità degli altri, difendono la propria."

Giuseppe Pontiggia – Nati due volte

Era da un po’ che non ti facevi sentire così.
Con queste belle giornate traditrici, che improvvise si trasformano in schiaffi di pioggia, in fruste di vento.
Ricordo anni fa, inizio di settembre, durante la festa della Madonna.
E’ lì che tutto è iniziato, e proprio lì si è deciso non il cosa ma il come.
Le piccole bugie che si dicono ai bambini, il gioco con l’amata cugina suggerito da pie anime.
Il ritorno e la pozzanghera davanti a casa, tanta gente e tanto smarrimento.
Parole e sguardi carichi di pena, in buona fede e a buon mercato.

Sono poi iniziati i pranzi con la zia di turno, i piatti color crema del Mulino Bianco, quelli con le rondini.
I capricci per ottenere la scodella, l’inconfessata paura del buio e del niente per anni.

Oggi sei tornato di nuovo, pioveva con il sole.
Forse piangevi perchè di nuovo l’hai fatta grossa.
Forse sono solo il tempo e la stagione.
Forse è solo un modo per punire questa nuova Gomorra.
Un monito per tutti, e ti sei preso l’Innocente, come da copione.

Un’altra bambina chiederà a una giovane madre un fratellino che forse non avrà.
Un’altra donna crescerà fortissima sotto questo peso straziante, sotto l’ala di una madre che dae sutt’e terra
toglierà il coraggio.