Archivio mensile:ottobre 2007

[Ramón per El País]

All you need is Bravery

Ci vuole coraggio a scrivere e farsi leggere.
Anche se sono quelle 20 righe al giorno che dovrebbero garantirti un’uscita indolore.
Ma quella somma di righe riassume tutto ciò che in questi anni ho imparato.
Senza per forza dover scendere in valutazioni quantitative in termini di ore spese a sbattere la testa contro il muro.
Sono tempi in cui non riesco a mettere due parole in croce.
Per paura, occorre ammetterlo.
Paura di incorrere in obiezioni senza risposta.

The time we have
The task at hand
The love it takes
To become a man

You drop a coin
Into the sea
And shout out,
"Please, come back to me!"

You name your child
After your fear
And tell them,
"I have brought you here."

The time we have
The task at hand
The love it takes
To destroy a man

[The night starts here – Stars]

Dunque, si diceva di anni di emigrazione.
Si diceva di gente che non può stare fuori.
E ora si dice di gente che non può stare nemmeno più dentro.

Inorridiamo.

A.I.D. – Allarme Ignoranza Dilagante


"Si deve tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell’imputato. E’ un sardo. Il quadro del ruolo dell’uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante"


Se fossi l’animale delinquente e stupratore che ha ricevuto uno sconto di pena in Germania perché sardo mi farei dare spontaneamente l’ergastolo se non per il senso di colpa, almeno per la vergogna.

E se fossi quel giudice mi auto-sospenderei, almeno per prendermi un anno sabbatico da dedicare allo studio di che cosa siano realmente le impronte culturari ed etniche di un sardo.

Eviteri di vedere film in cui i Sardi grugniscono (Hannibal), indagherei sulla veridicità dell’immagine consueta che vede i sardi come portatori di percore al guinzaglio e avvierei uno studio statistico sugli episodi di unione intima fra pastori e pecore.

Last but not least (anzi zu guter Letzt), andrei a fare una visita porta a porta a quei sardi che in 60000 sono emigrati verso la Germania nel dopoguerra per lavorare e mandare i soldi a casa.
Non per delinquere e avere vita facile. Poveri scemi.

In quella zona così storicamente isolata e che è appunto il centro dell’isola, si radunò, sin dai primi tempi, una popolazione ribelle ad ogni idea di mutamento, una popolazione che aveva del selvaggio nelle vene, che non fu mai d’accordo né coi Cartaginesi né coi Romani, né coi Bizantini, né con gli Spagnoli, né coi Piemontesi, né con gli Italiani di oggigiorno. Altri chiamerà ciò robustezza e vigoria, noi chiamiamo ciò non adattabilità della razza, impossibilità di progredire, di evolversi. E’ una popolazione cristallizzata, immersa in un passato che non ha più ragione di esistere, e che, pur avendo coscienza del presente, non si mette a battere la strada nuova che le si apre dinanzi: è popolazione che non può e non vuole prendere parte alla grande e meravigliosa costruzione della società attuale.

Alfredo Niceforo – La Delinquenza in Sardegna (1897)

Ma mi Facci il piacere.

"The Medium is the Message"
M. McLuhan – Understanding Media: The Extensions of Man


Dice il Facci, che spesso ho apprezzato e che spesso ho infamato, che la Rete non esiste. Non so in che senso l’abbia detto. Cioè, i suoi toni non sono quelli propagandati dagli estremisti che subito si sono dati da fare per organizzare petizioni e manifestazioni.
Insomma il tono di Facci è supponente e spocchioso, ma non si allontana molto da quello che usa regolarmente.

Non ho visto l’intervento di Mughini, non ho sentito la parola "subacculturati" in relazione alla figura degli internauti. Per fortuna, già il mio taglio di capelli non mi soddisfa attualmente, la capigliatura punkettona da capello rizzato non mi avrebbe donato.

La cosa che più mi fa ridere del filmato è Vespa che con il suo "quello sarà un brutto giorno" comunica tutto il disagio di una persona che ha affidato tutta la sua fortuna all’informazione vecchia, stantia, manipolata da destra e da manca, inutile e ridicola. Informazione veicolata dalla tv (nella fattispecie da quell’orribile programma che conduce da quando mio nonno andava all’orto) e dai suoi best sellers che ancora non si capisce chi siano i best buyers (se ne becco uno in libreria lo riempio di legnate in diretta).

Sono ciechi.
Informatori che dovrebbero fornire all’informato strumenti critici per leggere la realtà.
E loro la realtà nemmeno la vedono.
Annegano nella muffa, sentono solo il campanello irritante delle due Porte di quel cazzo di programma, che quel cazzo di presentatore si suona da solo.
Gli basta premere il pulsante sotto il tavolo.
E il resto del Mondo sparisce.

Ma quanta paura all’idea che la tv diventi solo uno fra tanti mezzi di comunicazione.
Svegliatevi, è già così.

La rete non esiste, Vespa, tienilo a mente.
Non ti passi neanche per l’anticamera del cervello di aprirti un blog, una cosa che non esiste è già di per sé molto stretta, il posto per te non c’è.