Archivio mensile:gennaio 2008

Insomma il solito post celebrativo: questo blog compie 5 anni e continuo ad attestarmi come una delle più vecchie presenze infestanti di Splinder (sebbene non sia prolifica come un tempo).
A questa notizia ormai rituale se ne aggiunge un’altra, ottima, di cui si parlerà più avanti quando riuscirò a dis-incrociare le dita e quindi scrivere con più comodità.

Saluti e Baci,

sempre vostra R.

L’isolamento fisico è deleterio, lo so.
Per la favella, le relazioni sociali, l’approccio comportamentale.
Ma è così prezioso questo nuovo tempo, per me.
Quel tempo desiderato ardentemente, quello da usare per dare spazio alla voglia di imparare.
O da sprecare, molto più semplicemente, muovendo principalmente le dita, le mani e poco le gambe.
Spostamenti dell’ordine del millimetro fra i tasti, dell’ordine del metro dalla sedia al bagno.

Eppure sento che a un riaffacciarmi al Mondo il disagio prende il sopravvento: misuro il cambiamento subito in pochi giorni di volontaria clausura.
Inizio discorsi dalla fine, come se tutto iniziasse e finisse dentro la mia testa. Unico segno visibile una parola per dire "Fatto l’uovo".
E mi sembra di non conoscere più nessuno in questo momento di sospensione dal calore, a domanda rispondo ma non chiedo e non affermo.

Il raro verificarsi del previsto…

"Come penetrare nell’intimo della gente? Era una dote o una capacità che non possedeva. Non aveva, semplicemente, la combinazione di quella serratura. Prendeva per buono chi lanciava i segnali della bontà. Prendeva per leale chi lanciava i segnali della lealtà. Prendeva per intelligente chi lanciava i segnali dell’intelligenza. E fino a quel momento non era riuscito a vedere dentro sua figlia, non era riuscito a vedere dentro sua moglie, non era riuscito a vedere dentro la sua unica amante: forse non aveva neppure cominciato a vedere dentro di sé. Cos’era, lui, spogliato di tutti i segnali che lanciava?
La gente, dappertutto, si alzava in piedi urlando: – Questa persona sono io! Questa persona sono io!- Ogni volta che li guardavi si alzavano e ti dicevano chi erano, e la verità era che non avevano, non più di quanto l’avesse lui, la minima idea di chi o che cosa fossero. Credevano anche loro ai segnali che lanciavano. Avrebbero dovuto alzarsi e gridare: – Questa persona non sono io! Questa persona non sono io!- L’avrebbero fatto, se avessero avuto un minimo di pudore. – Questa persona non sono io!- Allora forse avresti saputo come procedere tra quei segnali, tra le innumerevoli stronzate di questo mondo."

Philip Roth – Pastorale Americana