Archivio mensile:febbraio 2008

Vivo una nuova realtà fatta di tapis-roulant a diverse velocità.
Da lontano qualcuno muove i fili, genera impulsi.
A volte mi vedo ferma in mezzo a gente che corre, altre volte mi trovo a rincorrere pezzi di futuro che potrebbero aiutarmi a capire come funziona il nuovo gioco. Altre volte ancora, il riflusso di momenti apparentemente banali giunge fino alle caviglie, le bagna leggermente per pochi secondi, poi sparisce inghiottito dal sapore dolce dell’amaro ricordo.

C’eravamo io e le luci nel cammino fra plaza Honduras e Benimaclet. C’erano le X dei nomi in lingua locale sulle insegne e sui cartelli stradali. E la sensazione che tutto quel mare fosse mio, che tutte le strade si incrociassero sempre nello stesso punto e nello stesso modo.
C’erano i piedi che affondavano nella sabbia fresca della notte. In lontananza le baracche a strisce bianche e blu dove ogni giorno venivano riposte sombras e tumbonas. E ancora l’acqua in perenne movimento, che unendosi al buio sembrava separarci, noi dieci e le nostre San Miguel, dal resto del mondo conosciuto.

Piccoli istanti di immagini riflesse, un breve riassunto di una me non tanto lontana ma diversa, meno concreta e più disposta a farsi permeare da un clima nuovo, da nuovi codici.
E anche solo il flash di un particolare angolo di strada, un odore familiare, una folata di vento che porta un po’ di quel caldo, mi fanno fermare fra la gente che corre. Mi fanno sentire un vuoto nello stomaco che si traduce in magone. Mi rendono felice perché vivo e ho vissuto.

Hoy se respira viento sur
ese que nace del frío
horno de barro calienta el sol
de los lugares perdidos.

Vuelve la calma de tu voz
con la corriente del río
manto de cielo sobre el tendal
teje tu nombre y el mío.

Campo de colores se cubre en tu luz
deja la lluvia caer,
riega los suelos del sur
moja la nueva cosecha que vendrá.

Tu cuerpo calma mi dolor
y se dibuja el camino
manto de cielo sobre el tendal
teje tu nombre y el mío.

Hoy se respira viento sur
ese que nace del frío,
horno de barro calienta el sol
de los lugares perdidos.

Lisandro Aristimuño – Tu nombre y el mío

"Qualcosa in me sapeva dunque, aveva sempre saputo, che avrei finito coll’incontrare l’amore, parlo dell’amore condiviso, il solo che abbia valore, il solo che possa effettivamente condurci a un ordine di percezioni diverso, in cui l’individualità si spacca, in cui le condizioni del mondo appaiano modificate, e la sua continuazione legittima. Eppure non avevo niente dell’ingenuo; sapevo che la maggior parte delle persone nasce, invecchia e muore senza avere conosciuto l’amore. Poco dopo l’epidemia detta della mucca pazza, nuove norme furono promulgate nel campo dell’origine controllata della carne bovina. Nei reparti macelleria dei supermercati, nei fast food, si videro apparire piccole etichette, di solito così formulate: ‘Nato e allevato in Francia. Macellato in Francia’. Una vita semplice, in effetti."

Michel Houellebecq – La possibilità di un’isola

Immagine da http://www.marinaprinzivalli.it