Archivio mensile:maggio 2009

Ho creato uno spazio inascoltato.
Una stanza con pochi mobili incellophanati e sul pavimento di legno un telefono che squilla a vuoto.
Pochi secondi e una segreteria senza messaggi di benvenuto.
Una voce che parla e non fa domande, non cerca nessuno.
Dall’altro capo del filo una bocca dice cose, emette suoni, racconta aneddoti, a volte canta.

La puoi sentire se passi di lì per caso, se mentre aspetti l’ascensore presti ascolto per un attimo e incolli l’orecchio al portoncino.


Percorro gli ultimi passi che portano al patibolo, quegli ultimi gradini su cui vengo costretta a strisciare, fino alla vera fine.

Ci sono persone che pensano che mi sia bevuta il cervello.
Forse è vero, ma sono pur sempre io, quella stupida ragazzetta che tutto vorrebbe fare tranne che incrociare contromano la vita degli altri.

Ma quel patibolo è lì, vero come la durezza del marmo.
C’è poco da discutere: un prete prega per me, alcuni curiosi che schiumano vendetta sono venuti a vedermi.
Mentre ciondolo appesa ad una corda, mentre il mio corpo dice al mondo: "avevi ragione tu, sei contento?".