Santa Lucia

Icona di Santa LuciaVengo da un posto in cui Santa Lucia non viene festeggiata come altrove, il 13 dicembre viene al massimo indicato come il giorno più breve dell’anno (e anche sulla veridicità di questo dato ho i miei dubbi) e l’iconografia della santa in questione mi ha reso difficile il sonno per un po’ di notti durante l’infanzia (Santa Lucia – occhi – piattino). A questa festa però sono legati due ricordi abbastanza carini o perlomeno importanti da essere menzionati.

Il 13 dicembre del 2003 mi trovavo a Barcellona. La mia amica Sara era lì in Erasmus e con lei ho passato un weekend memorabile (parole a caso: Oveja Negra, Museo Picasso, festa Heineken con gadget vari ed eventuali, colazione costosa nella città deserta alle 9 di mattina, il cappotto di Antonella, due gonne da H&M nel barri gotic, le oche in Cattedrale).
Si avvicinava il Natale e quasi tutti gli occupanti della casa in cui Sara viveva (9 italiani e 1 belga) sarebbero tornati a casa per le feste. L’unica occasione per festeggiare tutti insieme era, appunto, Santa Lucia, ricorrenza onoratissima nelle regioni di provenienza di alcuni dei ragazzi. L’organizzazione della serata prevedeva l’acquisto da parte di ognuno di un piccolo pensierino da dare a uno degli altri, il cui nome, estratto a sorte la settimana prima, doveva essere mantenuto segreto fino al momento dello scambio.
Ogni festa che si rispetti deve fare i conti con un intruso e quell’anno c’ero io a turbare l’equilibrio del complicato algoritmo: ho da subito trovato molto carina e curiosa l’usanza, ho desiderato essere nata in Trentino sotto 2 metri di neve, ho desiderato partire in Erasmus e avere 9 coinquilini (poi sono partita in Erasmus 3 anni dopo e 3 coinquiline bastavano e avanzavano), ho sentito il cuore traboccare di buoni sentimenti ma allo stesso tempo mi sono sentita una spettatrice a disagio (e a questo punto mi vengono in mente le vetrine delle pasticcerie francesi, Dio solo sa perché).
L’albero addobbato stava in corridoio, al momento dello scambio eravamo tutti giù per terra ed è stato carino e incasinato vedere le facce sorprese dei destinatari che scoprivano i mittenti e, soprattutto, che scoprivano cosa i mittenti avevano giudicato opportuno comprare per loro (o, in alternativa, quanto i mittenti fossero pessimi sceglitori di regali o pessimi conoscitori di persone).
In tutto questo bordello c’ero io che non sapevo dove stare, cosa dire e cosa fare. Ma Sara è Sara e io sono una malfidata: alla fine c’era un pensierino pure per me, lei e Antonella mi avevano comprato una specie di Ferrero Rocher gigantesco e caloricissimo dalla pasticceria all’angolo, avvolto nella stagnola brillante, buono da morire e, come tutte le cose buone che mi capitano fra le mani, effimero, caduco, fugace, non gli ho dato manco il 3 insomma (si sta come un dolcetto nelle mani della Raffi). Grazie Sara, grazie Antonella (questo è l’adipe che ringrazia).

Il 13 dicembre di ogni anno, durante il telegiornale dell’una, mia madre seduta accanto al fuoco si è data una pacca sulla coscia dicendo “oggi è Santa Lucia, faimmì ‘zzerriai a Lucia”. Pochi passi dal camino al telefono (escursione termica di 10°C) e collegamento con Monserrato (CA) dove mia zia (Lucia, appunto), che aveva già finito di mangiare da due ore, stava guardando la TV.
“Vieni a fare gli auguri a zia” mi diceva mia madre quando ancora vivevo con lei. Sbuffando affrontavo lo sbalzo termico di cui sopra e mi arrovellavo sul concetto di onomastico, questa ricorrenza importante a tratti, importante per Lucia, importante per Marco, importante per Antonio, importante per Stefano. Mai una volta che si legga/senta “auguri a tutti i Venceslao, oggi è S. Venceslao”. Ero una giovinetta stronza e pigra, oggi sono sempre stronza e pigra e sono persino meno giovinetta.
Alla fine mi divertivo al telefono con mia zia, le chiedevo sempre le stesse cose, “a che ora ti sei svegliata?”, “hai preparato il minestrone alle 6???”, “e alla fine avete mangiato il pollo? E il minestrone?”. Le domande sempre le stesse, le risposte più o meno. Anche quando non era più vero che cucinava, anche quando non era vero che a pranzo c’era il pollo e anche quando non era vero che la sorella più grande l’aveva rapita per portarla al “ricovero” ma lei era riuscita a scappare e a tornare a casa anche se non camminava già più da anni.
Non so se quest’anno mia madre si è data la pacca sulla coscia, non so se istintivamente si è alzata per andare verso il telefono. La camomilla bevuta a fatica a dicembre, il corpo di marmo bianco, gli occhi chiusi, la poltrona vuota a marzo. Spero di no, spero si sia dimenticata.

2 thoughts on “Santa Lucia

  1. Sara ha detto:

    Raffi mi diverti e mi commuovi sempre allo stesso tempo! Tra l’altro..ma che memoria hai?? Grazie per avermi ricordato dettagli di quel bellissimo giorno che avevo proprio rimosso!

  2. pijiola ha detto:

    non sono io che ho una memoria fenomenale, sei tu che soffri di Alzheimer!

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