Archivio mensile:febbraio 2016

O poço

Valori bassi. Svegliarsi la mattina e decidere che no, non è passata la tempesta di ieri, che è stato inutile scappare e allora tanto vale stare qua fermi a guardare il tempo che passa e la sorte appressarsi.

Intorno il niente, solo un sacco di parole dette per moda, il suono secco dell’impatto di un sasso sul fondo di un pozzo vuoto. Rimanda poco e la mente passa oltre. Dove si compiono quelle aspettative che le onde ci suggerivano di nutrire? Dove andare se la siccità ci ha rubato anche l’attesa di una risposta cupa e vibrante?

Forse questo grido chiede solo profondità.

Ascoltare David Bazan in qualche modo mi fa sentire connessa a qualcosa che conosco da un sacco di tempo, a posti dove non sono mai stata o in cui non ho vissuto pienamente. O forse sono solo scherzi della memoria, strani incroci saldati dal desiderio di vedere il mio luogo nelle geografie mentali degli altri. Una città, una vista sul Mondo.

Una presenza lassù. Fa freddo ma poi non tanto in quest’anno così strano, in quest’età così veloce. La noia: ma poi cos’è? Non è il tempo parcheggiato lì, anzi tutto sembra correre. Forse è la ripetizione, mancare il bersaglio del proficuo. Non del nuovo a tutti i costi, solo del proficuo.