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Ho scritto una cosa.

Che anno è stato, si chiedono tutti. Come se veramente questo giorno fosse un argine, come se il bicchiere traboccasse e a cascata ce ne fosse sempre un altro da riempire.

Come sto? Non lo so, boh, bene. Sono a tratti anche molto felice, genericamente soddisfatta di come sono rispetto anche solo a ieri. Poi ci sono cose su cui non ho nessun controllo e davanti a quelle alzo le mani. Certo, questo è quello che potrebbe vedere uno sbadato che passa di qui. Ma per ogni cosa che non si risolve, per ogni rapporto che non si incastra a dovere la mia testa entra in un ciclo di disperazione e sbigottimento alla ricerca spasmodica di un rimedio. Ci sono un milione di cose che riconosco come fatti e al contempo non accetto che lo siano, un sacco di persone a cui cerco di spiegare come funziono e lo faccio così male, ma così male, che forse era meglio non conoscersi proprio.

Credo che essere amici di qualcuno presupponga una buona dose di autostima. Per rapportarti a una persona devi perlomeno assumere che a questa persona importi un minimo la tua opinione e spesso non siamo amici nel modo giusto perché non ci sentiamo all’altezza. O almeno questo è quello che mi racconto quando il sarcasmo prende sistematicamente il posto della manifestazione d’affetto. Forse, contrariamente a quel che si dice, dovremmo prenderci un po’ più sul serio.

Niente, mancano 38 minuti al 2018: coltello fra i denti e nessuna paura.

 

Sdraiata su un letto enorme. Accumulo giornate come lastre di marmo, una dopo l’altra appoggiate sul mio corpo. Supinamente accetto, tutto. Perché ogni tentativo di dare un verso è stato vano, ogni volta in cui ho cercato di essere uno stimolo ho incontrato muri di gomma.

Sensibilità. Essere sensibili, che vuol dire? Da un lato, accusare ogni colpo. Dall’altro avere orecchie aperte e bocca chiusa.

Corri verso quello che nella tua testa sarà un abbraccio caldo e comprensivo. Ti accoglierà un muro di ghiaccio, ti colpirà una lama rovente. Fidarsi, mai.

#freerossellaurru

Oggi esco dal torpore e dal silenzio perché è un giorno speciale, non solo perché è il 29 febbraio ma anche perché è il 29 febbraio.

Oggi è il giorno in cui i blogger sono invitati a mobilitarsi e a mobilitare per (ri)portare all’attenzione dei media e di tutti i 129 giorni di prigionia di Rossella Urru e i suoi colleghi Enric Gonyalons e Ainhoa Fernandez de Rincón.

Sebbene il mio blog non sia esattamente una calamita di accessi, per loro e per tutti gli altri (tantissimi) che mancano all’appello, voglio dare il mio piccolo contributo.

Per maggiori informazioni: www.rossellaurru.it

Ho fatto un viaggio nel peggio, ma ora sono di ritorno.
Certo ci sarà ancora tanto da lavorare, ma la cosa importante è riuscire a sentire.

Torni a un abbraccio che ti dice "casa", abbandoni le borse per terra e ti stringi lì dentro.

Non c'è modo migliore per dire e per sentirsi dire "bentornata".

Avevo costruito un nido, ma ci ho lasciato entrare l'inverno.
E il vento fa razzia di ogni provvista, di ogni briciola di tepore.

Cose da non fare quando si è testimoni di nozze

* tergiversare sull'acquisto del vestito
* finire per acquistare il primo vestito scelto (quello che avevi visto tipo 5 mesi prima del matrimonio)
* acquistarlo on line
* acquistarlo on line dagli Stati Uniti
* acquistarlo on line dagli Stati Uniti a 13 giorni dal matrimonio
* acquistarlo on line dagli Stati Uniti a 13 giorni dal matrimonio consegna prevista dagli 8 ai 12 giorni lavorativi
* acquistarlo on line dagli Stati Uniti a 13 giorni dal matrimonio consegna prevista dagli 8 ai 12 giorni lavorativi e sbagliare taglia
* acquistarlo on line dagli Stati Uniti a 13 giorni dal matrimonio consegna prevista dagli 8 ai 12 giorni lavorativi e sbagliare taglia e farselo restringere a due giorni dalla data fatidica

* attendere l'arrivo del vestito per la scelta delle scarpe
* attendere la scelta delle scarpe per la scelta degli accessori
* attendere la scelta degli accessori per poi capire che no, la borsetta dello stesso colore e materiale di scarpe e stola sarebbe troppo culo
* attendere l'ultimo giorno utile per comprare quella clutch bellissima che non è dello stesso colore ed è meglio così

Sono consigli per voi eh, so che siete deboli di cuore.
Io dovrei avercela fatta e, conoscendomi, non sono tanto sicura che una eventuale prossima volta andrà diversamente 🙂

Avevo un padre, avevo una nonna, avevo una zia e un'amica. Avevo.

Un sacco di cose che sembrava dovessero durare in eterno e invece no. E se è vero che tutte queste assenze quando prendono forma si portano via pezzi interi di noi, ho scoperto finalmente perché non riesco più a sentirmi vivere.

Ieri pensavo a mia nonna in cortile.
E non riesco a ricordare un pomeriggio in quella casa che non fosse di sole.

Il cucito sul grembo era broccato e filo.
Gli occhiali sulla punta del naso e le labbra tremolanti, ogni tanto qualche lacrima e il mormorio si faceva comprensibile.

I pomeriggi di sole.
E la conca di pietra per l'acqua piovana.

Nei miei ricordi c'è sempre qualcosa che non torna.

Quindi è tutto molto bello. Ma non altrettanto vero.

Del resto chi dice che bello e vero vadano a braccetto non sa di parlare di due ubriachi che si accompagnano vicendevolmente a casa per tutta la notte.

Facendo la spola.

Fra l'isola e la terra ferma.
Tra il sogno di ieri, così bello e affascinante.
E la realtà di oggi, il sogno realizzato, così realizzato e così piatto.

Una piana incolta, perché il sole si è preso tutto.
O una piana incolta perché incolto è chi la abita.

Quindi

lo so che il template fa cacare, tempo al tempo.

Appena comprato il nuovo diario per l'anno scolastico, la prima cosa che facevo era prendere la penna buona e iniziare a riempirlo con le classiche frasi di Jim Morrison e Madre Teresa.
Le stesse dell'anno precedente.

Tra le varie

"Se un giorno ti svegli e non vedi il sole o sei morto o sei il sole" (J.D.M.)

e

"If you love somebody set 'em free" (Sting)

c'era la fantastica "Fermate il mondo, voglio scendere" (Mafalda/Quino)

che sicuramente nella mia follia adolescenziale avrò attribuito al sempre saggio James Douglas.

Ecco, da tre settimane è così che mi sento.
Il Mondo va avanti con le sue regole.
Chi non condivide o è semplicemente stanco, si attacchi.
L'unica cosa a cui aspiro oggi è la mobilità del balenottero spiaggiato.