Incisi

Sdraiata su un letto enorme. Accumulo giornate come lastre di marmo, una dopo l’altra appoggiate sul mio corpo. Supinamente accetto, tutto. Perché ogni tentativo di dare un verso è stato vano, ogni volta in cui ho cercato di essere uno stimolo ho incontrato muri di gomma.

Sensibilità. Essere sensibili, che vuol dire? Da un lato, accusare ogni colpo. Dall’altro avere orecchie aperte e bocca chiusa.

Corri verso quello che nella tua testa sarà un abbraccio caldo e comprensivo. Ti accoglierà un muro di ghiaccio, ti colpirà una lama rovente. Fidarsi, mai.

“When you were young and on your own,
how did it feel to be alone?
I was always thinking of games that I was playing
trying to make the best of my time”

N. Young – Only Love Can Break Your Heart

Credo di essere ancora così.
In questi tempi di virtualizzazione estrema faccio finta che non esistano le distanze, faccio finta che ci siano occhi a guardarmi sempre, anche mentre faccio pipì.

Quando ero piccola avevo questo megafumettone in cui il protagonista inventava una vernice magica, si stendeva sui ritratti e faceva venire fuori le persone. E dicevo a mia madre “pensa che bello”.

Forse è da lì che nasce il mio orientamento al perché-no. Forse è per questo che dentro di me sono profondamente convinta che da qualche parte esista quella vernice. Forse la usa Babbo Natale (che ovviamente esiste) per duplicare regali per bambini poco originali.

I have a friend I’ve never seen

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Che poi dice…sei una persona intelligente. Non fai nemmeno particolarmente schifo. Sei socievole e simpatica. Sei piena di inventiva, di risorse.

E quindi? Cosa me ne faccio di tutto questo? Perché non riesco a vivere solo di questo? Perché non riesco a stare in piedi se non c’è qualcuno che queste cose me le ripete, possibilmente credendoci?

Mi dispiace portare pesantezza, avere bisogno di un traino continuo. Ma oggi è così, in attesa della fase crescente.

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l’Espérance, comme une chauve-souris,
S’en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D’une vaste prison imite les barreaux,
Et qu’un peuple muet d’infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrément.

– Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l’Espoir,
Vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

[C. Baudelaire – Spleen – Les Fleurs du Mal]

Spleen